Seattle, le prime impressioni e le aspettative sistematicamente deluse


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Qualcuno, solo qualche giorno fa, ha scritto sul blog che non bisogna mai giudicare un luogo dalle prime impressioni. La mia idea è del tutto diversa. Le prime impressioni contano. Date retta a me: il vostro istinto - soprattutto se siete donne - non sbaglia mai (e Carlotta se lo ricorderà quando, tra qualche mese, sarà avvolta dal buio perenne e connettersi con lei via Skype sarà come comunicare con un sopravvissuto alla guerra nucleare in diretta dal suo bunker). Detto questo, il post che segue serve a darvi un consiglio molto utile: mai crearsi delle aspettative prima di partire. Vengono sempre, sistematicamente, deluse.

Seattle. Quando ho scoperto che ci saremmo presto trasferiti su quella parte della West Coast sconosciuta ai più, tre nomi mi sono balenati subito in mente: Starbucks, Kurt Cobain e Grey's Anatomy. A chi di voi non sarebbero venute in mente queste esatte tre cose, pensando alla città più estesa dello Stato di Washington?

Starbucks, il famosissimo marchio della sirena verde con stellina, vide la luce in un piccolo bar del centro di Seattle, che ancora oggi esiste ed è meta di turismo, o di culto, da parte di tutte quelle persone che hanno fatto del bicchierone bianco avvolto da un leggero strato di cartone anti-ustione uno stile di vita. La mia aspettativa, a questo proposito, era quella di andare a vivere in un luogo dove le caffetterie Starbucks fossero onnipresenti. In realtà, la situazione non è per niente fuori controllo. A Toronto, ad esempio, per accedere ad un Frappuccino con panna montata dovevo uscire di casa ed attraversare la strada. Meno di 2 minuti. A Seattle, invece, devo attraversare la strada e, addirittura, procedere in direzione nord per un blocco e mezzo. Tra i 7 e i 9 minuti. Dunque, secondo il mio misuratore di sbatti scientificamente approvato, a Seattle si rischia pure di imbattersi in un salone da thè e in un negozio di caramelle prima di mettere le mani sul famigerato Frappuccino.

Anche Kurt Cobain, il famosissimo leader dei Nirvana, vide la propria luce (artistica) a Seattle. Inutile dire che la sottoscritta, tipica ragazzina anni Novanta, è stata a lungo ossessionata da questo gruppo rock, tanto che, al liceo, in piena crisi anarchico-insurrezionalista, si comprò l’autobiografia non autorizzata di Mr. Cobain ("Più pesante del Cielo"). Ora, anche se il titolo mi è tuttora di difficile comprensione, l’idea che mi ero fatta leggendolo mi è ancora ben chiara: sesso, droga e Rock’n’Roll. La mia aspettativa era quindi quella di trasferirmi in una città underground, piena di musicisti fighissimi e pericolosamente incline a vizi proibiti. In realtà, di sesso, droga e rock a Seattle è rimasto ben poco. Di certo, non si trovano artisti grunge al pub sotto casa. La cosa che più si avvicina all'immaginario “Come As You Are” pre-partenza sono gli onnipresenti homeless, sdraiati per la strada a qualsiasi ora del giorno e della notte. Inutile dire che il fascino dei Nirvana se lo scordano. Alcuni hanno mantenuto, almeno, la capigliatura alla Kurt anni 90 che tanto ci piaceva.

Infine Grey's Anatomy. La famosissima serie TV vide la propria luce (d’ambientazione) proprio a Seattle. Ora, sono già parecchi anni che sono a conoscenza del fatto che il Seattle Grace Hospital non esiste, ma, prima di partire, pensavo che almeno qualche bel dottor bollore si potesse facilmente incontrare per le vie della città. Invece, di nuovo, le aspettative sono state deluse. Non solo di bollore nemmeno l’ombra, ma non ho ancora visto uno straccio di medico qualsiasi mangiarsi un panino per strada. Il che, abitando a due passi da un ospedale importante della città, non solo è deludente, ma anche molto sospetto.

Seattle, in conclusione, non è la città caffeinomane, rock e sexy che immaginavo. Si tratta piuttosto di una città di barboni pettinati bene, dove si può bere un the verde nel locale sotto casa senza sembrare out e i medici sono una specie, pericolosamente, estinta.

Chiara

 

La sala da thè "Miro", in Ballard La tipica valigia da homeless di Seattle Swedish Medical Center, in Ballard

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2 commenti su “Seattle, le prime impressioni e le aspettative sistematicamente deluse

  • Massimiliano

    Questo post mi piace un po’ di meno, più che altro perché contiene “poco” riguardo Seattle e sembra più che altro un tuo sfogo personale (legittimo, non si discute). Comunque ci può stare perché è un blog, che per definizione cresce anche con contenuti come questo. Resto in attesa di qualcosa di succoso ed entusiasmante… forza che la strada intrapresa è buona! 🙂