Seattle, parte seconda. Senza filtro


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Chi mi conosce lo sa. Sono una stronzetta. Acida quanto basta. Un sorriso, per strapparmelo, ci metti una vita. Soprattutto se sei quel genere di persona che, invece, di sorrisi ne elargisci a centinaia, finti e tirati, per compiacere e compiacerti. Chi mi conosce davvero bene, poi, sa che sono anche tremendamente sincera e, sotto - sottissimo - buona come il pane.

Quest’introduzione serve a tranquillizzare i lettori: per quanto riguarda Seattle, non ho intenzione di trincerarmi dietro un muro di cattiveria e pregiudizi. Non sto già facendo le valigie per tornare a casa (che poi, per citare Lorenzo Cherubini: “La casa dov’è?”). Voglio dare una seconda chance alla città. Tutti hanno diritto ad una seconda chance, e forse è questo quello che intendeva Carlotta. Sia ben chiaro: non mi rimangio quello che ho scritto. È bene farsi un’idea immediatamente e fidarsi del proprio istinto. Ma se, come nel mio caso, la prima impressione è un disastro, bisogna rimboccarsi le maniche e cercare con determinazione il lato positivo. C’è sempre. A volte molto ben nascosto. Bisogna stanarlo, come i cani addestrati stanano il tartufo. Trovarlo in qualsiasi luogo.

Al supermercato, ad esempio. La prima volta che l’ho trovato, questo benedetto lato positivo, è stato al banco-frigo. Sushi. Avete presente quello che si compra al Carrefour, o alla Bennet (per par-condicio), confezionato e (sembra) già mangiato, da quanto poco pesce è stato messo nella vaschetta? Ecco, dimenticatelo per sempre. Seattle è una città dove il pesce fresco ve lo tirano dietro (letteralmente, se andate a fare un giro al Public Market Center). I pezzi di sushi delle vaschette da supermercato hanno talmente tanto pesce spalmato sopra che il riso sembra inesistente.

Ora, io non sono una che va a cercare molto lontano, mi stanco subito di fare qualsiasi attività sportiva. Quindi il lato positivo, se proprio vuole farsi notare, deve venire verso di me a braccia aperte. È questo quello che è successo la prima domenica che ho trascorso a Seattle. Il fidanzato della figlia di conoscenti di amici dei genitori del mio ragazzo (a volte il lato positivo prende delle strade molto contorte) aveva appena ricevuto, come premio sul lavoro, 4 biglietti per la partita di Baseball della squadra della città (i Seattle Mariners). Ci hanno invitato perché il grado di conoscenza citato sopra era il più stretto grado di conoscenza di cui disponevano i due tapini per non andare a farsi, da soli, due balle mega galattiche allo stadio. Noi abbiamo accettato per lo stesso motivo delle balle mega galattiche: eravamo a casa, senza programmi, a montare mobili Ikea. Ora, essendo una tipa poco incline al tifo sportivo, la manifestazione del lato positivo si è svelata solo quando, arrivati allo stadio, ci siamo seduti in tribuna. Ero così vicina da aver paura di esser colpita da una mazza in fronte. Biglietti da 500 dollari l’uno. Questo può accadere a Seattle. Soprattutto se conosci gente random. Perché è molto probabile che questa gente lavori per Amazon, Boing, Expedia, Zillow, Google o Microsoft (il nostro uomo).

Infine, il lato positivo l’ho stanato semplicemente guardando bene. I primi giorni a Seattle pensavo solo a quanti pochi parchi ci fossero in città rispetto a Toronto. Poi, quando si aprono gli occhi e, soprattutto, si è pronti a vedere veramente, ci si rende conto di aver sbagliato direzione. Si, i parchi sono pochissimi, ma perché, semplicemente, la città è immersa in una foresta. E, quando il sole splende, tutto si pittura di smeraldo. Ecco come mai Seattle viene soprannominata Emerald City. Una città verde smeraldo, costruita sul blu scuro del Puget Sound e sull'azzurro intenso dei laghi.

Avevo paura, venendo a vivere a qui, di esser condannata ad usare, ininterrottamente, tutte quelle applicazioni di fotoritocco che rendono Instagram un'enciclopedia del soprannaturale per far si che le mie foto potessero beneficiare di una luce adeguata anche quando il cielo si fa scuro e grigio ed inizia a piovere per sempre. In realtà ho scoperto che il sole esce spesso da dietro le nuvole per illuminare una città che si tinge di colori spettacolari, senza filtro.

Chiara 

Pezzi di sushi giganti! Safeco Field, Seattle Mariners Seattle ovvero l'Emerald City della West Coast

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