I diversi tipi di italiani all’estero.


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Parliamoci chiaro: la categoria degli italiani all’estero è una categoria di persone che non ispira molta simpatia. No, non mi riferisco ai turisti italiani all’estero, presi di mira dalla temibile maledizione da luogo comune. Quella che li associa a delle specie di mostri mitologici, sporchi e sporcanti, chiassosi ed attaccabrighe contro la quale, onestamente, non me la sento di combattere (per ora).

Mi riferisco alla mia classe di appartenenza, quella degli italiani residenti all’estero (da qui in poi IRE). Ad onore del vero, quando risiediamo, capita spesso di riuscire a sfatare la maledizione di cui sopra. I residenti sono piacevolmente colpiti dal nostro fascino mediterraneo, dal nostro accento spiccato e dal nostro carisma. Ma questa è un’altra storia (che, magari, racconteremo).

Questo post non parla di come l’Italiano che vive all’estero viene visto all’estero. Parla di come siamo visti in Italia.

Male.

Facciamo il punto della situazione. Di IRE ne esistono moltissime categorie. Quelle che andrò ad elencare sono solo alcune delle più comuni.

I nostalgici. I nostalgici sono quelle adorabili personcine depresse che, non appena toccato suolo italiano, si ostinano, ogni maledetta volta, a pensare che, le cose, le persone e i luoghi siano rimasti gli stessi. Immutati, come li avevano lasciati appena prima di partire. Peccato che il cinema del Corso sia stato soppiantato da una catena francese di articoli per la casa, tizio si sia lasciato con caio e poi dopo pure con sempronio e vattelapesca (il più delle volte, innumerevoli vattelapesca) e vostra madre abbia deciso di buttare i vostri vecchi diari delle superiori pieni di ricordi “perché intanto non vivi più qui e se li metti in valigia ti faranno pagare una sovrattassa che ti conviene rubare quelli che scriverà a tempo debito tua figlia”. RASSEGNATEVI.

I bulli. Sono anche detti gradassi. Si gonfiano del loro status IRE e si sentono dei novelli Marco Polo, esploratori. Dal giorno uno chiamano quotidianamente a casa, via Skype, frantumando i cosiddetti a parenti, vicini ed amici. Si inventano storie fantastiche sul paese di adozione, ingigantendo le differenze con l’Italia a livelli così esagerati che destano preoccupazione ed allarmismo in chi li ascolta. Per questo motivo sono l’incubo dei maggiori tour operators. Il loro potere è tale che spesso influenzano le decisioni di un’intera collettività, in ambito di vacanze estive, semplicemente aggiornando lo status di Facebook. No, non è vero che il parmigiano reggiano è irreperibile dove abitate ed il prosciutto crudo costa 200 euro all’etto. Cambiate supermercato. RILASSATEVI.

Gli esibizionisti. Esagerati, montano ogni situazione che capita loro all'estero come se fosse un’impresa storica, riportando quotidianamente i propri successi sui social networks. Nessun problema per loro, nessun tentennamento. La loro scelta è stata vincente, la loro vita è nettamente migliorata, il luogo predestinato è il paradiso, nessun rimpianto, avanti tutta verso la prossima meta. Dove, immancabilmente, faranno check-in online. STAGGATEVI.

I figliol prodigo. Diametralmente opposti dagli esibizionisti, ma non meno noiosi. Sono quelli che “tutto è perduto, sono condannato a restare per sempre qua, non si torna più indietro, le mie ceneri verranno sparse sull’arida terra straniera”. Una sorta di moderna tragedia da “illacrimata sepoltura” che, in confronto, le “sacre sponde” di Zacinto sembrano quasi rime che mettono allegria. Per loro, in Italia, ci si diverte, la vita è facile, il lavoro è una pacchia, il cibo è buonissimo, i ragazzi hanno modi garbati, le ragazze sono facili. Vorrei capire chi vi ha costretti ad espatriare. Non siete in esilio e soprattutto non siete il Foscolo. TORNATE A CASA LESSIE.

Ognuno di noi IRE, almeno una volta da quando è partito, si è comportato in maniera tale da poter essere ben rappresentato da una delle sopra citate categorie. Siamo onesti.

Purtroppo però, a volte, si può compiere un errore fatale. È quello a rendere l’IRE antipatico agli italiani. Si tratta dell’atteggiamento spocchioso di chi si lamenta dell’Italia ed ha iniziato a farlo quando in Italia non ci viveva più. L’Italia, con tutti i suoi problemi (e questa non è la sede per elencarli), è un bellissimo paese. Siamo dove siamo (all’estero) perché abbiamo studiato, vissuto, lavorato in Italia. Perché ci siamo nati. Fermiamoci a riflettere, prima di sputare nel piatto dove abbiamo mangiato. Se le cose che capitano in Italia ci danno proprio tanto fastidio, perché non restiamo a casa nostra, ci rimbocchiamo le maniche e ci diamo da fare per cambiarle?

Chiara

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