Eriksbergs, sull’altra sponda del Göta river.


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C’è un quartiere, qui a Göteborg, che vale davvero la pena di visitare. Il suo nome è Eriksbergs. Dato che si trova dalla parte opposta della città, sull’altro lato del fiume rispetto al centro storico, e che per arrivarci di solito ci vogliono almeno 30 minuti buoni di tram o autobus, per ora io l'ho visitato soltanto una volta. Ed è successo perché, ogni anno, la scuola dove studio organizza una cena per tutti i suoi studenti internazionali e, per farci assaporare un po’ lo spirito svedese, di solito l’incontro si tiene in vari posti caratteristici della città. 

Il clima quella sera era davvero autunnale: tutto sembrava avvolto da un'atmosfera grigia, fredda ed umida. Di conseguenza, le mie aspettative inizialmente non erano alle stelle. Invece, la serata si è rivelata estremamente piacevole. Eriksbergs era l'antico quartiere navale della città, dove gli svedesi costruivano e sistemavano varie imbarcazioni e navi commerciali. Me lo immaginavo quindi come un posto sporco ed arrugginito, pieno di scheletri di vecchi macchinari a fare da triste sfondo al panorama. Invece, i cantieri ormai in disuso sono stati soppiantati da belle costruzioni moderne e piccoli bar si affacciano sulla lunga banchina che costeggia buona parte del fiume Göta. Il cosiddetto "Göta älv" che, poche centinaia di metri più a ovest, sfocia diritto nel freddo Mare del Nord.

Pochi passanti solitari si affrettavano veloci verso casa mentre io m’incamminavo lentamente scattando foto a tutto ciò che mi circondava. Oltre all'aspetto moderno della zona, anche l'odore salmastro della brezza marina mi ha sorpresa quella sera. Infatti, nonostante il fatto che Göteborg sorga realmente in riva al mare, non rispecchia l’idea che avevo di una tipica località marittima. Sembrerà forse scontato, ma da buona abitante della Pianura Padana (o per meglio dire da brava “ciùcianebia”) associavo di solito il mare a posti con climi più miti, ricchi di molteplici colori e sapori in grado di trasportarmi automaticamente in un’atmosfera da vacanza. Idea che quella sera mi sembrava davvero lontanissima, con quel vento gelido che mi scompigliava i capelli e con il rischio di rompermi l'osso del collo ad ogni passo, scivolando nelle pozzanghere gelate.

Finalmente, intirizzita fin nel midollo, sono arrivata al luogo d’incontro, che quest’anno era rappresentato dalla Götheborg ship, attraccata proprio nel cuore del quartiere. La sua storia risale al lontano 1731, quando venne fondata la "Swedish East India Company" (Svenska Ostindiska Companiet - in svedese), il cui scopo era quello di iniziare a creare proficui rapporti commerciali tra la Svezia e la lontana Cina. Purtroppo, già nel 1745 la nave simbolo della compagnia affondò con tutto il suo glorioso carico a pochi chilometri dalla costa svedese, arenandosi su degli scogli appuntiti mentre l'intera città, dopo anni di attesa, tratteneva il fiato vedendola colare a picco. Solo nel XX secolo si ebbe l'idea di ripescare il vecchio bottino, o quel che ne era rimasto. Ma non solo: una copia della nave, identica in tutto e per tutto all'originale, venne ricostruita e fatta navigare, seguendo le antiche rotte, fino a Shangai. 

D'inverno la nave riposa proprio a Eriksbergs e noi abbiamo avuto l'opportunità di goderci una cena a base di antipasti di pesce e di stufato bollito, serviti al centro della sua stiva. È l'equipaggio stesso ad occuparsi del mantenimento della nave e ad organizzare, durante l'inverno, guide al suo interno per i turisti curiosi. Vi sapranno raccontare storie davvero interessanti. A me hanno particolarmente colpito quelle che i marinai ci hanno raccontato sulle condizioni di sopravvivenza dei loro predecessori all'interno della nave: completamente al buio per mesi,  un centinaio di uomini ammassati insieme al carico di animali, del tutto sprovvisti anche dei più basilari servizi igienici, venivano trasportati da un continente all'altro. Non tutti, purtroppo, facevano ritorno a casa. 

Ovviamente oggi la situazione è decisamente migliorata. La nave è equipaggiata con gadgets moderni, la stiva viene usata come zona di ritrovo comune, ed ognuno ha un suo posto fisso per dormire. La cosa ingegnosa, a tal proposito, è che, per attutire il rollio della nave, tutti utilizzano comode amache appese al soffitto. Ma devo ammettere che, soffrendo io il mal di mare anche su una piccola barca attraccata nel porto, pure questa soluzione mi sembra davvero una tortura!

 

Carlotta

 

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