Un Thanksgiving … all’italiana!


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Il giorno del ringraziamento negli Stati Uniti cade l’ultimo giovedì del mese di Novembre. Ieri, per noi, è stato il primo Thanksgiving. Questo giorno di festa, per gli americani, è paragonabile al Natale. Una giornata intera dedicata alla famiglia, al riposo ed al cibo. E' tradizione che si mangi il tacchino, ripieno, e non può mancare una pietanza a base di zucca. 

L’inglese, lo penso spesso, è una lingua fantastica: semplice, diretta ed efficace. Thanksgiving viene spesso tradotto in italiano “Giorno del Ringraziamento”, ma la traduzione letterale suona più o meno come donare grazie. To give, è un verbo che mi ha sempre affascinata; viene usato, ad esempio, per tradurre il nostro partorire: to give birth, ovvero dare la nascita. Un concetto che rende bene l'idea e che non sembra racchiudere in sé quel senso di sforzo fisico e dolore che invece il verbo italiano rievoca. Ringraziare, a mio avviso, non è disinteressato come giving thanks: presuppone che qualcuno ci abbia fatto un favore, e di conseguenza, siamo grati per quello. Nella lingua inglese, invece, sembra quasi un donare la graditudine senza motivo, giusto perché c’è sempre qualcosa per cui bisogna esser felici. Questo è un messaggio stupendo.

Mentre a Natale si è tutti più buoni, si ricevono e si fanno regali, il giorno del ringraziamento serve per rendere partecipe gli altri delle belle cose per le quali si è grati, senza doni e code nei centri commerciali (per quello, però, basta aspettare il giorno dopo, cioè oggi: il famosissimo black friday).

Questo primo Thanksgiving l’abbiamo passato a casa di amici italiani, conosciuti qualche settimana fa per caso. Una coppia siciliana con una bambina di due anni e mezzo. Si è mangiato, bevuto e rincorso le piccole pesti per casa. E’ stato bello passare insieme ad altri italiani questa giornata di festa tipicamente americana; fa bene al cuore, in giorni come questi, sentirsi comunque al proprio posto e non fuori luogo. Parlare la nostra lingua, sapere che ci sono ragazzi che si sono trasferiti qui prima di noi, e sono sopravvissuti, mi ha aperto gli occhi. Le difficoltà di questi primi mesi, sotto una luce nuova, mi sono apparse meno giganti, meno insormontabili.

In conclusione il nostro primo Ringraziamento è stato un giorno di cui esser grati. E, poiché siamo in tema, vorrei rubare qualche riga del blog per scrivere, nero su bianco e pubblicamente quanto io mi senta fortunata. Per due motivi, principalmente.

Perché, nonostante io viva all’estero, so di poter sempre contare sulla mia famiglia; nonostante io sia lontana da parecchi anni, i miei genitori, le mie sorelle, i miei cugini, i miei zii e mio nonno non mi fanno mai mancare l’affetto di cui, spesso, ho bisogno. Sono estremamente grata di esser loro figlia, sorella, nipote, cugina.

E poi perché, proprio in quanto italiana all’estero, ho imparato a cavarmela da sola, ad essere indipendente ed affrontare le situazioni che si presentano senza aiuto. Ma, onestamente, non sarei mai stata in grado di farlo senza Paolo. Grazie, quindi anche (e soprattutto) a lui. Perché la mia casa, ora, é dove siamo noi tre, dove Bianca illumina la stanza con i suoi sorrisi, facendomi capire, ogni giorno, quanto, per tutto quello che ho -non ricevuto, ma- costruito, io debba veramente essere grata.

Chiara 

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