Il Pike Place Market: ovvero alla ricerca del biscotto italiano solleva-morale.


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Ne avevo già parlato in uno dei miei primi post da Seattle, ed ora il mercato torna di nuovo, prepotentemente, protagonista dei miei interventi sul blog. Lo capisco, può sembrare strano. Ma, come avevo scritto ad inizio Ottobre, qui il mercato è una vera e propria attrazione, non solo turistica. Senza dubbio, il Pike Place Market, costruito ad inizio 1900 sulla cima di una collinetta a ridosso del waterfront, è uno dei luoghi simbolo della città.

Ieri pomeriggio, ho deciso di farci un salto. Capitano a tutti gli italiani all’estero quei momenti in cui si ha voglia di casa, soprattutto sotto Natale e, a maggior ragione se si è consapevoli che l’Italia, la famiglia e gli amici si potranno riabbracciare solamente tra molti mesi. Questa improvvisa malinconia, a mio avviso, si può supplire solo in due modi: con internet, trascorrendo due ore su Skype (mentre mamma ci elenca le portate del cenone della Vigilia), oppure con il cibo. Io, ieri, ho scelto la seconda opzione (e chi mi conosce non ne è per nulla sorpreso). Dunque, armata di macchina fotografica ed obiettivo da 50mm fisso (per scattare foto a tradimento, senza dare nell’occhio), mi sono messa sulle tracce dei miei biscotti italiani preferiti. Sapevo che li avrei trovati da De Laurenti, uno dei negozi storici del Pike Place (informazione, questa, passata da connazionali, ovviamente). Come sia possibile che io abbia poi comprato anche, nell’ordine, gnocchi al pecorino, gnocchetti alle patate dolci, pesto alla genovese e grissini al rosmarino rimane tuttora un mistero.

Il Pike Place Market possiede un motto. O meglio, la sua missione è ben definita, scritta a caratteri cubitali sull'ingresso: Meet the producer. Non solo negozi di cibo raffinato, quindi. Ogni anno, centinaia di artigiani, artisti e contadini portano sui banchetti posizionati al primo piano della costruzione che ospita il mercato migliaia di prodotti differenti: dai cappelli ai fiori, dalle magliette alle patate, dalle borse in cuoio alla pasta al cioccolato. Senza ombra di dubbio, però, l’attrazione principale è il mercato del pesce: ogni tanto, senza alcun preavviso, si vedono letteralmente volare salmoni interi. Quando qualche cliente indica il pesce che desidera e che si trova sopra un letto di ghiaccio alla portata di tutti, verso il centro del passaggio, gli impiegati posizionati a tradimento tra la folla, afferrano il pezzo desiderato e lo tirano verso l’interno dello stand. Lo chiamano “flying fish” ed è una particolarità nata qui a causa della pigrizia dei proprietari del banco del pesce, che non avevano voglia, ogni minuto, di passare dall’espositore al registro di cassa.

Non solo pesce; al mercato spopola anche la carne dei produttori locali, soprattutto sotto Natale. A tal proposito, la mascotte non ufficiale del Pike Place è un maiale: una scultura di bronzo pesante 250 kg che accoglie i clienti ed i turisti sul ciglio dell’entrata principale. In realtà Rachel, questo il nome del suino, funge da gigantesco salvadanaio. Ogni anno viene svuotato e al suo interno si trovano diverse valute, provenienti da tutto il mondo.

Chiunque abbia intenzione di visitare Seattle non può non fermarsi un’oretta al Pike Place Market. È, a mio avviso, un must see. Non è necessario comprare. Ci si può sedere a bere o mangiare qualcosa (al piano inferiore della costruzione principale potrete trovare alcuni ristoranti a conduzione familiare) oppure semplicemente girovagare tra le bancarelle, tra i colori, tra i sapori ed i profumi diversi. Vale la pena, alla fine del giro, sedersi sulle panchine della terrazza (che d’inverno è coperta) ad osservare il mare. Mangiandosi un bel biscotto italiano. Anche se piove, anche se tira un vento esagerato, anche se non si riesce nemmeno a vedere Bainbridge Island dalla nebbia fitta che avvolge ogni cosa. Credetemi, lo dico per esperienza.

Chiara

 

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