La tradizione svedese dalle origini siciliane: Santa Lucia.


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In molte città d’Italia, per alcuni bambini fortunati, tradizione vuole che non sia Babbo Natale a portare loro i doni la notte del 24 di Dicembre, ma che questi arrivino un po’ prima, nel giorno di Santa Lucia (il 13). Mi ricordo che, quando ero piccola, guardavo con invidia quegli amichetti che arrivavano a scuola, muniti di tutti i loro nuovi giocattoli, e mi chiedevo, sconsolata, perché a casa mia dovevamo invece aspettare altri 12 giorni prima di poter scartare quei bei pacchetti colorati ammucchiati sotto l’albero. Il malumore, ovviamente, durava ben poco, perché il periodo di Natale era sempre ricco di piatti tipici da assaggiare, commissioni da fare gironzolando per la città addobbata e momenti passati con tutta la famiglia vicino al fuoco scoppiettante.

Quello che allora ignoravo era che la leggenda di Santa Lucia avesse radici siciliane, e quanto le tradizioni ad essa collegate fossero usanze così sentite non solo in Italia, ma anche in molte altre parti del mondo.

In Svezia, ad esempio, Santa Lucia è davvero molto venerata e tutti aspettano questa festa con grande entusiasmo. Solitamente il 12 Dicembre, i bimbi preparano dei buonissimi dolcetti allo zafferano, i cosiddetti lussekatter, da gustare il giorno successivo. Per l’occasione, la figlia maggiore dovrebbe svegliarsi ancora prima dell’alba (che comunque in questo periodo non avviene mai prima delle 8 del mattino, tranquilli), indossare una lunga tunica bianca, una semplice cintura rossa ed una coroncina di foglie e candele, ed andare a svegliare tutti i famigliari, servendo loro, appunto, i dolciumi speziati.

Per chi, invece, non volesse festeggiare in casa, sparse per la città, si possono trovare moltissime celebrazioni pubbliche dell’evento, ed ogni pasticceria espone in vetrina mille varianti di lussekatter a cui è letteralmente impossibile resistere.

Per assaporare un po’ di questo clima gioioso, ieri, alcuni amici ed io, siamo andati a sentire un concerto a tema nella Hagakyrkan, la chiesa situata all’inizio del vecchio quartiere hippie di Göteborg. Abbiamo potuto così ascoltare la Luciasången, la melodia più famosa che, in questo periodo, riecheggia ad ogni angolo della città. Ho scoperto ieri che la canzone svedese è una traduzione letterale dalla nostra versione napoletana. Anche per questi spettacoli tuniche bianche e coroncine luminose sono il costume d’obbligo.

Qui nei paesi scandinavi, questo momento dell’anno è così apprezzato che, stamattina nel nostro dipartimento all’Università, si è festeggiato ancora. Ci hanno, infatti, offerto un’ottima colazione a base di (prevedibile, lo so) sofficissimi lussekatter (di cui comunque non mi stanco mai, se non si era capito) e di glögg, rigorosamente analcolico alle 7 del mattino. Un piccolo gruppo di studenti, travestiti di tutto punto, hanno fatto visita ad ogni reparto cantando sia canzoni tradizionali ma anche versioni molto più goliardiche, che facevano ridere di gusto i nostri colleghi svedesi. Dal canto mio, dato che (ahimè!) non sono ancora in grado di capire bene lo svedese, mi sono dovuta accontentare della traduzione “a freddo” che, come quando non capisci una barzelletta immediatamente, se te la devono spiegare, si perde il momento e non fa più ridere.

Carlotta

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