Chi sono e perché sono finito in Nuova Zelanda?


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Quando, per la prima volta, ho sentito parlare di Ciro, mi trovavo in Italia. Era estate ed ero tornata a casa per le vacanze. Paolo no. Lui era rimasto in Canada, diligente come al solito. Ancora devo capire come sia possibile che quel ragazzino terribile ed indisciplinato sia diventato un secchione di prima categoria.

Un giorno, durante una delle nostre chiacchierate su Skype, mi parla di questo ragazzo napoletano appena arrivato a Toronto. “Come l’hai conosciuto?” chiedo distrattamente (il più delle volte, infatti, quando parlo con qualcuno su Skype ho anche aperto, nell’ordine: Facebook, Instagram, Google, YouTube, la mail e la prima pagina del Corriere– come se da un momento all’altro potesse esser annunciata la fine del mondo in diretta social). Paolo mi racconta di come l’avessero chiamato, disperati, alcuni ragazzi indiani che studiavano con lui. Disperati perché era appena arrivato un ragazzo italiano in scambio, ma non si capiva niente di quello che diceva. Quel ragazzo era Ciro ed è così che si sono conosciuti loro due. Ad onore del vero, poi, il problema di comunicazione non era del tutto imputabile a Ciro. Si sa che l’accento indiano non è dei più comprensibili. Quasi quanto quello napoletano. Figuriamoci quello inglese-napoletano!

Sta di fatto che poi, quando sono rientrata a Toronto, Ciro l’ho conosciuto quasi subito. Aveva dormito da noi mentre io ero via e lui stava cercando casa. Era diventato molto amico di Paolo. Abbiamo passato tanti bei momenti insieme, abbiamo cucinato molte pizze, abbiamo mangiato un sacco di sushi all’ all you can eat su Queen Street. Non solo. È stato uno dei primi amici a far visita a Bianca, quando ancora era una piccolissima neonata. La sua mamma ha cucito una copertina fantastica per la bimba, interamente fatta a mano. Insomma, Ciro è uno di famiglia.

Vi lascio in buone mani.

Chiara

 

Mi chiamo Ciro e sono un Post-Doc in Ingegneria Sismica all’Università di Napoli “Federico II”. Napoletano per adozione e fede calcistica, ma orgogliosamente Sannita, negli ideali e nel cuore.

Dopo il dottorato conseguito in Italia, ma ottenuto girovagando per il mondo (tra cui un fantastico anno a Toronto, dove ho conosciuto Chiara e Paolo), ho chiesto in Università di svolgere un altro periodo di ricerca all’estero per ampliare il mio background, conoscere nuove persone ed avviare alcuni progetti di ricerca. Diciamo che il motivo principale è stato quello di ritrovare quegli spazi e quelle gratifiche che tanto mancano ai ricercatori in Italia. Tuttavia, poiché quando ero in Canada l’Italia mi è mancata assai, ho fatto pressione affinché mi assegnassero una meta più vicina. La risposta, immediata, ma estremamente ponderata del mio tutor, è stata: “ma certo, la Nuova Zelanda sarà il posto ideale!”.

Diciamo che, in principio, l’entusiasmo che il nome di questa nazione suscita, legato anche alle immagini delle distese sconfinate viste ne "Il Signore degli Anelli", ha scaturito una gioia di sicuro più grande dell’amarezza di dover andar a vivere a 18500 km di distanza! Ogni opportunità va colta al volo, ed allora: eccomi qui, a scrivervi dal Sud del Pacifico. Più precisamente da Christchurch, unica grande città dell’isola del Sud, famosa nel mondo per essere stata completamente distrutta dal terremoto del 2011. Che bella premessa!

Sapevo che era una città completamente in ricostruzione e mancava pure di un centro cittadino, demolito a seguito del sisma. Insomma ero preparato al peggio. Tuttavia, l’idea di avere poche distrazioni non mi spaventava affatto, forse era proprio quello che cercavo.

Ciro

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