L’Alvsborgsbron, il Röda Sten ed una giornata diversa dal solito.


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Domenica scorsa io ed i miei colleghi proprio non ne volevamo sapere di starcene rinchiusi in casa a studiare. Non che il tempo fosse dei migliori o che ci fosse in programma qualche evento imperdibile. Febbraio di solito, qui in Svezia, è un mese abbastanza tranquillo. La maggior parte delle persone si sta, infatti, ancora riprendendo dalle spese folli del periodo natalizio e, molto lentamente, ci si comincia a lasciare alle spalle i lunghi mesi invernali in cui il buio regna sovrano.

Ad ogni modo, non ci siamo fatti scoraggiare e siamo partiti alla ricerca di un posto carino in cui pranzare e rilassarci un po’. Così, girovagando in auto per la città, siamo arrivati fino al confine più occidentale di una zona di cui mi hanno parlato spesso, ma che ancora non ho visitato per bene: Majorna. Come Haga, è uno dei quartieri storici di Göteborg, ma, a differenza della prima che si trova nel cuore della cittadina, Majorna si affaccia direttamente sul fiume Göta.

Ricco di ristoranti rustici e di negozi estremamente caratteristici, è considerato il sobborgo degli artisti e, dato che ad ogni angolo c'è qualcosa di interessante da vedere, conto di tornarci il prima possibile per esplorare tutta l’area con calma. Anche i negozietti sparsi nella periferia della zona sono davvero particolari e, tra i tanti, ci ha particolarmente colpito una piccola bottega di oggetti vintage. Non so proprio come io abbia fatto ad uscire da lì senza spendere una singola corona.

In questa zona si trova anche una delle strutture tipiche dello skyline (se così si può chiamare) di Göteborg, dal nome quasi impronunciabile: l’Alvsborgsbron, il lunghissimo ponte (quasi 1 km in tutto!) che collega le due sponde del fiume. Proprio al di sotto del suo pilone principale abbiamo trovato un posto eccezionale e (come poi abbiamo scoperto) molto conosciuto in città. Si tratta del Röda Sten, una costruzione adibita a teatro espositivo per opere di arte moderna, al cui pian terreno si trova un fantastico ristorante vegetariano, capace (vi assicuro) di tentare chiunque (e ad un prezzo incredibilmente abbordabile!).

Ho apprezzato un sacco il mio piatto “Peace in Middle East”, ma (come chi mi conosce sa benissimo) devo riconoscere di non essere affatto un’amante di arte contemporanea. La trovo spesso incomprensibile e noiosa. Per una volta, però, sono rimasta davvero impressionata. All’ultimo piano della palazzina si entra in una stanza enorme, completamente buia, in cui l’unico rumore che si sente, quasi assordante, in sottofondo, ricorda quello di mille motori di areoplani. Ci si siede su delle sedie al centro della stanza e si assiste alla proiezione di un gigantesco quadro interattivo. Il nome dell’opera già spiega tutto: "Nekropolis". È parte di un’esposizione temporanea intitolata “IC-98 Tides of Time”. All’inizio tutto è confuso, poi piano piano si mette a fuoco il paesaggio e lo si osserva cambiare lentamente. Tutto viene disfatto, risucchiato da un buco così nero da risultare inquietante.

Insomma, un posto da visitare in un quartiere tutto da esplorare!

Carlotta

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