Take off time, Kiwi mode


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Se volete un buon motivo per fare “un salto” in Nuova Zelanda eccolo: potrete affrontare una delle esperienze più incredibili che la vita vi possa offrire, ovvero una vacanza in stile Kiwi!

Come avrete intuito dai post precedenti, il tipico neozelandese si riconosce dallo spirito selvaggio. Di norma: non cura il proprio guardaroba, affrontando con la stessa t-shirt gelidi venti antartici ed afosi cicloni tropicali, lascia che l’ambiente domestico venga assalito da insetti di ogni dimensione e la casa venga drappeggiata in ogni angolo da ragnatele giganti, ed infine, appena può, si toglie scarpe e calzini per toccare a piedi nudi il suolo, totalmente incurante di quanto sporco possa essere. Poiché si dice che "si conosce davvero un paese solo vivendolo come i suoi abitanti", ho voluto abbracciare questa filosofia e mi sono deciso a partire, armato di tenda, sacco a pelo ed un buon paio di scarpe da trekking.

Le opzioni per una vacanza in stile kiwi sono due: noleggiare un camper/caravan (alternativa comoda, ma sicuramente più costosa) o ricorrere al fedele quanto scomodo “backpack” (di cui vi ho già parlato nell’ultimo articolo). La mia scelta è ricaduta sulla seconda opzione principalmente per due motivi: da un lato per non gravare sulle mie già scarse risorse finanziarie, dall’altro per assestare uno schiaffo morale a quei rari ma insistenti capelli bianchi che mi ritrovo in testa. Ho affittato un’auto ad un prezzo decisamente più abbordabile di un camper e via … Non esattamente! Mi serviva una patente internazionale (o per lo meno in lingua inglese) ed io già disperavo. In realtà, ho scoperto che l’efficienza neozelandese supera di gran lunga quella italiana: in poco meno di un’ora, mentre cercavo di farmi tradurre la mia patente italiana, me ne hanno rilasciata una nuova di zecca. Problemino meno trascurabile era invece la guida a sinistra. Ma, fortunatamente, dopo un mesetto di spostamenti in bici, ci si abitua e ci si scorda da che parte eravamo abituati a guidare.

Stabilita la tipologia di vacanza, bisogna scegliere tra le numerose destinazioni che la Nuova Zelanda ha da offrire. L’isola del Nord è conosciuta per la sua continua e visibile attività vulcanica, i suoi laghi e le sue caldi estati, e per l'alta concentrazione di città di grandi dimensioni: due. Si tratta di Auckland e Wellington. Per queste sue caratteristiche l’isola del Nord inevitabilmente attrae un maggior numero di turisti da tutto il mondo. L’isola del Sud, invece, è una distesa di colline e di montagne, le cui catene si sviluppano per tutta la sua lunghezza. Ci sono anche vaste pianure, spettacolari fiordi (raggiungibili in modo non semplicissimo), coste frastagliate ed esposte ai venti del Sud, spiagge calde e meravigliosi parchi nazionali. Decidere il percorso prima é fondamentale, per capire quale isola visitare e non incombere in onerose ed inutili spese per passare dallo stretto di Cook.

Approfittando dell’inizio delle vacanze estive, che coincide con l’inizio delle vacanze di Natale e d’accordo con la mia ragazza che sarebbe venuta a trovarmi per un periodo abbastanza lungo, ho programmato nei minimi dettagli (grazie a Google Maps, che Dio lo benedica!) la nostra “Kiwi experience” in tre tappe. La prima prevedeva 1270km da percorrere in un fine settimana, fermandoci al Lake Tekapo, un meraviglioso lago sede dell’osservatorio astronomico nazionale dal quale si può osservare la splendida Via Lattea e milioni di costellazioni non visibili nel nostro emisfero, a Aoraki/Mount Cook, la più celebre ed alta montagna della Nuova Zelanda, con i suoi splendidi ghiacciai, ed infine a Queenstown, ossia “la città del divertimento”, in cui si riversano migliaia di ragazzi alla ricerca di adrenaliniche esperienze all’aperto. La seconda tappa del tour consisteva in 1060km di cui 60 a piedi lungo l’Abel Tasman Coast Track, muniti di backpack (ovvio!), provviste alimentari ed attrezzature necessarie per sopravvivere 5 giorni senza appesantire il cammino. Infine, abbiamo lasciato l'isola del Nord come terza tappa. Qui, abbiamo visitato il Lake Taupo, il lago più esteso del paese, Rotorua e l’area dei vulcani, con meta finale (ed annesso capodanno) nella frenetica e vitale Auckland.

Non ho intenzione di parlare della vacanza come farebbe l’odiata coppia di novelli sposini di ritorno dalla luna di miele, raccontandovi ogni noiosissimo minuto per poi costringervi a vedere l’intero album fotografico. Quello che vorrei raccontarvi oggi è l’esperienza dell’ Abel Tasman Coastal Track, iniziata con alcune difficoltà nella preparazione degli zaini. Organizzare gli spazi con una ragazza (la mia), con la quale non condivido la stessa concezione di “indispensabile” (vedi rasoio per depilazione – Ciro il rasoio è indispensabile, ndr. – ) è stato difficile quasi quanto la “conta dei pasti”, ovvero la scelta del menu dei 5 giorni di cammino. Manco a dirvi: tutto in scatola per evitare cibo disidratato. Il viaggio lungo l’Abel Tasman viene affrontato almeno una volta nella vita di ogni neozelandese: si tratta di un sentiero tracciato, con indicazioni stradali che segnalano i tempi di percorrenza ed aree adibite a campeggio (più o meno attrezzate) per la sosta notturna. Prima di mettersi in marcia, è necessario organizzare il cammino, stabilendo i tratti da percorrere ogni giorno, tenendo conto della disponibilità di acqua potabile e degli orari di alta e bassa marea, prenotando i campeggi dove montare la tenda. Ovviamente, bisogna munirsi di tutto ciò di cui si ha bisogno poiché il parco nazionale non offre energia elettrica, bar/ristoranti, hotel o qualsiasi altra cosa che non sia essenziale. Considerate anche un margine di tempo sugli orari prestabiliti, per eventuali difficoltà e per condizioni meteo avverse.

Il nostro Abel Tasman è stato meraviglioso: ci si svegliava la mattina, si preparava la colazione con tè, biscotti e Nutella (che è entrata di diritto tre le cose indispensabili – insieme al rasoio, speriamo, ndr. –), ci si lavava, si chiudevano i sacchi e pelo ed i materassini, in spalla la tenda e si partiva verso la tappa successiva. Il percorso mostrava ogni giorno spettacoli diversi: da fitte e fredde foreste di felci a caldissime spiagge. Onestamente, questa è un’esperienza che ti fa riflettere sulla vita. Camminare su un sentiero, affrontare le salite con ironia e forza di volontà, correre lungo le discese abbandonando la fatica, attendere il momento giusto per continuare il cammino, fermarsi ogni tanto e osservare le bellezze intorno, raggiungere la tappa e sentirsi fieri di avercela fatta … Non è forse questo il senso della vita? L’Abel Tasman ci ha riempito gli occhi ed il cuore di immagini e di scorci, ci ha reso felici di riuscire a contenere in 4 mq tutto quello di cui avevamo bisogno, ci ha dato la libertà di essere parte della natura, rispettando i suoi tempi e le sue regole per poter godere appieno della sua bellezza. La Nuova Zelanda mette a disposizione le sue meraviglie e ti obbliga a trattarle nel migliore dei modi per preservarle per le generazioni future.

A pensarci bene adesso, mi sembra così strano che quelle persone che hanno macinato migliaia di chilometri in venti giorni e che hanno attraversato laghi, fiumi e montagne, siano esattamente le stesse persone che, nella vita di tutti i giorni, approfittano della domenica pomeriggio per schiacciare un “pisolino” di un’oretta, comodi solo nel proprio letto, lamentandosi dei rumori condominiali. Le stesse persone che hanno cenato sedute per terra, sono quelle (una in particolare) fissate per la pulizia.

Questa è l’ennesima prova che in vacanza si dà il meglio di sé, si è più tolleranti, pronti ad osservare il mondo e a coglierne la bellezza, più attivi per non perdere neanche un istante del tempo a disposizione … E, vi dirò la verità, farlo in Nuova Zelanda è stato più semplice e naturale di quanto immaginavo!

Cari lettori ed amici, io vi lascio dopo questo ultimo articolo. Lascio anche la Nuova Zelanda per far ritorno nella mia amata Italia. Lascio qui un pezzo di cuore, come l’ho lasciato a Toronto, con la speranza di ritornare un giorno in questa terra che offre tanta libertà!

Ciro

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