La navicella spaziale delle Polly Pocket: The Seattle Central Library


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L’avevo già visitata nel 2013. Come si dice, in tempi non sospetti. Non potevo infatti sospettare che quella biblioteca l’avrei rivista dopo soli due anni. Soprattutto, non potevo proprio immaginare che sarebbe stata la Central Library della città in cui sarei andata a vivere.

Era, appunto, l’Agosto del 2013. Con alcune amiche stavamo facendo una road trip tra Canada e Stati Uniti d’America (di cui presto vi parleremo). Seattle era stata decretata meta di passaggio, tra Vancouver e San Francisco.

Siamo state qui meno di 24 ore: il tempo di arrivare (sotto una pioggerellina fitta in una losca stazione dei treni), dormire (in un motel di quelli che, purtroppo, non ci dimenticheremo) e ripartire. Prima di tornare sulla strada alla volta della California, però, abbiamo deciso di fare una sosta in centro città – quella era l’estate delle "Cinquanta sfumature" ed alcune di noi volevano ficcanasare in giro, sperando (ammettetelo) d’imbattersi in un certo Mr. Grey.

Quando si hanno meno di tre ore da spendere a Seattle, di solito, si tende a visitarne il simbolo, ovvero lo Space Needle. Ma noi avevamo poco buon senso e, soprattutto, 3/8 della compagnia specializzata in architettura. Di conseguenza, siamo state trascinate (noi che eravamo dedite ai denti, all’economia, alla comunicazione ed alla farmacia) verso ciò che sembrava essere un capolavoro di architettura contemporanea.

Fu allora che la vidi per la prima volta, la Seattle Central Library, al 1000 di 4th Avenue. Ora, pur essendo appunto dedita ad altri, meno nobili, studi, la biblioteca mi è rimasta impressa nella mente ed ho deciso di tornare a farci un giro per il blog. Veramente: si tratta di un edificio spettacolare. Quando l’ho rivista, circa un mese fa, la sensazione è stata la stessa del 2013: quella di esser di fronte ad una navicella spaziale (altro che Space Needle!). Le mie arch amiche mi perdoneranno, ma questa è l’impressione che si ha a cospetto dell’opera di Rem Koolhaas e Joshua Ramus (ok, ammetto che i nomi non me li ricordavo ragazze, sono perdonata?). Realizzato in vetro, acciaio e cemento armato, l’edificio è alto 11 piani – poco, rispetto ai grattacieli che lo circondano. Tuttavia, al suo interno, ospita più di un milione di libri, un centro linguistico, una biblioteca per i bimbi, un auditorium ed un caffè. La vista della città e del Pudget Sound dall’ultimo piano è fantastica. Il fatto che non esistano vere e proprie finestre, ma lo spazio sia aperto e luminoso anche nei giorni più grigi, ne fa un edificio veramente affascinante. Quando ci si siede nelle sale lettura (tutte, rigorosamente, open space) si ha la sensazione di essere all’aperto a sfogliare i libri – come se quell’acciaio e quel vetro in cui si riflette la città fossero in realtà inesistenti, impalpabili. Si tratta, senza dubbio di un piccolo paradiso, non solo per gli appassionati della lettura, ma anche per i fotografi: quelle linee di acciaio che si avvicinano e si allontanano senza dubbio esaltano la prospettiva.

La particolarità della Central Library si nota quando si sale all’ultimo piano e si guarda giù (se si riesce – io soffro di vertigini ed ho avuto qualche difficoltà): la struttura dell’edificio non è per niente regolare. Assomiglia a quelle scatoline con cui giocavamo da bambine: le conchigliette delle Polly Pocket. Ora, non credo che questa descrizione sia sufficientemente architettonica, ma è quella che, per prima, mi è venuta in mente ricordando oggi quello spazio a zig zag, dove moltissime persone (piccoline, viste dall'alto) salivano e scendevano da scale mobili ed ascensori. Non sembra esistere una proporzione rispettata e riproposta, un piano uguale al successivo.

Insomma, agli occhi di una che se ne intende di economia e di poche altre cose: una navicella spaziale di alieni terribilmente casinisti. Vale la pena salire a bordo, se siete in città!

Chiara 

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