Laura ed il suo Giappone: quando i sogni diventano realtà


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Non conosco Laura direttamente. Ne ho sentito parlare da Carlotta, qualche mese fa, quando stavamo decidendo chi contattare per il nostro progetto. Non appena ho ascoltato la sua storia, sono rimasta affascinata. Non capita tutti i giorni di ascoltare storie di questo tipo. Anzi, direi che non capita quasi mai

Esistono diversi tipi di italiani all'estero. Ne avevo già parlato qui. Ma, fondamentalmente, quando si tratta del motivo che li ha spinti a partire, si dividono in sole tre grandi categorie: chi si trasferisce all'estero per lavoro, chi per amore e chi per spirito d'avventura. E poi ci sono quei casi speciali, che si celano dietro le storie di ragazzi e ragazze altrettanto speciali. Quelli che sono partiti per un sogno.

Laura é una di quelle persone e noi siamo onorate di poter ospitare la sua storia per tutto il mese di Marzo.

Rincorrere i propri sogni, non é mai semplice - ancora più difficile realizzarli. Soprattutto perché quei sogni di bambino che tanto abbiamo coltivato con amore hanno poi lasciato posto al dovere, a quello che é normale per la società in cui viviamo: lo studio, il lavoro, la carriera e la famiglia.

Ma che cosa vorreste davvero, per voi stessi - o meglio - per quel bambino che siete stati? 

Sono poche le persone che hanno il coraggio di rispondere. Sinceramente, senza filtri. Soprattutto senza paura. Il sogno di Laura era il Giappone. E lei ha avuto il coraggio di realizzarlo, di non deludere quella ragazzina, quella passione, quella voglia. Ed é partita. Perché la vita è una sola. E, come scrive lei, bisogna trovare qualcosa (o qualcuno) per cui valga la pena viverla.

Questa é la sua incredibile esperienza. Se volete seguirla da vicino, se siete interessati a tutto quello che ha da raccontare sul suo Giappone, vi consiglio di visitare anche il suo blog: http://www.ilmiogiappone.com/

Chiara

Mi chiamo Laura. Sono avvocato e fino all’anno scorso ho lavorato come tale in Italia.

È stato un lungo e soddisfacente percorso di studi quello che mi ha consentito di ottenere il titolo di avvocato: l’università (durante la quale ho conosciuto Carlotta!), una scuola di specializzazione in contemporanea con la pratica forense e infine il grande scoglio dell’esame di stato superato al primo tentativo.

Dopo varie vicissitudini, più o meno amene, sono anche riuscita a trovare un buon lavoro.

Quindi come mai mi trovo a Tokyo a studiare il giapponese?

In effetti i miei titoli di studio non sono facilmente spendibili all’estero, perché la materia che io ho studiato (la legge italiana) non è universale, come invece lo sono per esempio la matematica, la chimica, etc.

La decisione di partire alla volta del Paese del Sol Levante è sorta come un lampo di consapevolezza.

Dopo qualche anno passato a lavorare come avvocato ho iniziato a chiedermi: “Ogni mattina ti senti elettrizzata all’idea di dedicare gran parte della tua giornata a questa professione? Ti va di svolgere questo lavoro per i prossimi trent’anni?”. Ci ho impiegato un po’ per trovare il coraggio di rispondere “No” a entrambe le domande e farla finita con un lavoro per cui non sentivo che valesse la pena di vivere.

Cosa c’era invece nella mia vita che mi aveva sempre appassionato? Qualcosa che mi aveva accompagnata sia dall’infanzia all’età adulta senza mai stancarmi e da cui ero sempre e costantemente affascinata? Il Giappone.
Da piccola guardavo gli anime, poi ho iniziato a leggere i manga, a seguire i dorama e a studiare i rudimenti di giapponese. Il punto di svolta, però, è stato quando sono andata in viaggio di nozze in Giappone. Quella è stata la prima volta in cui sono entrata in contatto diretto con una cultura che avevo sempre e solo conosciuto tramite la televisione o i libri e, come spesso accade, la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione.

Le usanze completamente diverse dalle nostre, le persone gentilissime e riservate, il cibo mai assaggiato prima, i paesaggi incantevoli e le città che davano un nuovo significato al mio concetto di metropoli: tutto ha catturato la mia attenzione e mi ha resa insaziabile di conoscenza.

Avevo lasciato metà del mio cuore in Giappone e l’anno scorso ho deciso che era giunto il momento di andare a recuperarla. Adesso quella metà l’ho finalmente ritrovata. 

Laura

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