Abitare in Giappone: amore a prima… Svista!


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Venire ad abitare da studente a Tokyo non è stato complicato come inizialmente pensavo.

Cercando su Internet ho scoperto l’esistenza di “Go! Go! Nihon”, ossia un’associazione italo-svedese che aiuta gratuitamente coloro che desiderano andare in Giappone a studiare giapponese. L’aiuto che fornisce è estremamente concreto e riguarda il disbrigo delle pratiche burocratiche, la scelta della scuola in cui imparare e, infine, l’alloggio.

Dopo alcune proposte di alloggio che i collaboratori di Go! Go! Nihon mi hanno presentato, mi sono decisa a scegliere una camera privata in un’abitazione condivisa da una ventina di persone.

Quando sono arrivata in quella casa per la prima volta, l’impatto è stato devastante… In senso negativo. Non c’è riscaldamento nei corridoi né nei bagni, la cucina e i bagni sono tutt’altro che all’ultimo grido e la mia camera (anche se per gli standard giapponesi non è piccola) per gli standard occidentali non è esattamente grande.

Insomma, ho passato i miei primi tre giorni in quella casa a pensare a come lasciarla. Poi la situazione è cambiata perché ho conosciuto i miei coinquilini. Sono stati in grado di regalarmi un’atmosfera così familiare e accogliente, che hanno reso non solo sopportabili le carenze della casa, ma persino irrilevanti.

In seguito, ho scoperto che la zona in cui abito è, sin dal 2004, quella in cui la maggior parte dei tokyoti desidera vivere. Il mio quartiere si chiama Kichijoji, e si trova a ovest rispetto al centro di Tokyo, per la precisione nella zona di Musashino.

È una tranquilla zona residenziale dove ci sono le sedi di tutti i principali negozi che si possono visitare nel centro di Tokyo e, a cinque minuti di camminata dalla stazione, si ha accesso a uno dei più bei parchi della città: il parco di Inokashira.

Con la mia casa non è stato amore a prima vista, ma con il quartiere di Kichijoji sì.

La verità è che, anche se questo quartiere è uno dei miei preferiti a Tokyo, non l’avrei mai conosciuto da semplice turista, perché non è una delle parti della città note all’estero. L’unico (validissimo!) motivo per cui gli stranieri vi si recano è che c’è il Museo Ghibli.

In effetti, ho realizzato che venire in vacanza in Giappone e abitarci sono due esperienze completamente diverse. Nel primo caso si entra in contatto con la cultura giapponese solo a livello superficiale; nel secondo, invece, si ha modo di esplorarne gli aspetti più inediti, di sfatare falsi miti e di sperimentare il vero modo di vivere giapponese. Questo vale sia in positivo sia in negativo.

Per esempio, da turista avevo una camera veramente confortevole in un bell’hotel, ma non ero stata in grado di farmi un’idea della grande varietà di piatti che la tradizione giapponese può offrire e che invece i miei coinquilini mi hanno insegnato. Ancora, da turista non avevo compreso appieno che per i giapponesi la natura rappresenta una parte essenziale della vita quotidiana. Mai come in questa città ho visto così tante persone godere della bellezza dei parchi e apprezzare gli sport inerenti alla montagna (non a caso, le Alpi giapponesi sono spettacolari).

Persino io mi sono fatta contagiare da tanta passione e ho iniziato a frequentare una palestra di boulder. È uno sport divertente e stimolante e, se non fossi venuta a Tokyo, dubito che mi sarebbe mai capitato di praticarlo.

Anche se dopo quattro mesi spesi in questa parte di mondo sento di avere creato la mia nicchia fatta di persone amiche e di posti che mi sono diventati abituali, mi rimangono ancora un sacco di cose da scoprire e di luoghi da visitare. Io non vedo l’ora… E spero che anche voi vogliate seguirmi in questa avventura!

Laura

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Un commento su “Abitare in Giappone: amore a prima… Svista!

  • Jacopo

    Cara Laura,

    sono Jacopo, ingegnere che si occupa della messa in servizio di turbine a vapore per la produzione di energia.

    In Giappone a lavorare ci sono capitato quasi per caso…
    Ricordo come se fosse ieri quando squillò il telefono ed il mio responsabile mi comunicò la notizia…

    Il miscuglio di emozioni era davvero forte.
    I tre giorni precedenti il viaggio furono molto tribolati.
    Il Giappone, per noi tecnici, è come Hollywood per un attore, Firenze per un pittore rinascimentale.
    Non nascondo che mi sentivo un po’ come Di Caprio diciottenne in un film di Scorsese, o un giovane Raffaello alla corte medicea, bravo, preparato, audace, ma ancora giovane e poco malizioso…
    La curiosità di vedere all’opera questo popolo così altamente specializzato e preparato, e la voglia di mettersi alla prova e misurandosi e lavorando direttamente con loro andavano di pari passo.

    Con la fame di un leone a digiuno da settimane, un biglietto di sola andata e due grandi valigie partii per il sol levante…

    Dopo 3 mesi e mezzo di vita giapponese il bilancio è stravagante e a dire poco ribaltato rispetto a tutti i dogmi e convinzioni che avevo…

    L’interesse per il Giappone tecnico, produttivo ed altamente specializzato è venuto sempre meno.
    Francamente da questo punto di vista non posso dire di essere stato appagato a pieno da quello che ho trovato…
    Forse avevo troppe e tante aspettative per questo mondo che da lontano sembrava perfetto…è un po’ come quando vorresti più di ogni altra cosa uscire con la ragazza più bella che conosci, e quando la convinci scopri che non è tutta sta gran roba…
    Con tutta franchezza dal punto di vista tecnico possiamo metaforicamente senza problemi sederci a tavola con i giapponesi persino scegliere e comandare noi le portate…
    Conosci la storiella però…prendi cinque giapponesi li metti insieme e ti fanno il Giappone, prendi cinque italiani li metti insieme e fanno casino…
    Questo è ciò che penalizza noi italiani, la poca collaborazione…

    Diversamente sono stato rapito dalla loro grande e millenaria cultura, così antica ed allo stesso tempo così viva nella gente.
    Colpito dal loro stile di vita, dalla grande educazione e rispetto che ripongono nel prossimo, dal legame intenso che li unisce profondamente alla natura, dall’immisurabile senso civico e dal profondo, quasi esasperato patriottismo.

    Nella mia piccola esperienza, sono partito affascinato e voglioso di incontrare un’idea di Giappone che si è poi rivelata differente o meglio dire indifferente rispetto quella più grande e meravigliosa trovata…
    La cultura di un popolo straordinario…

    Non so se io possa affermare che è stato amore a prima svista, ma di certo posso affermare si sia trattata di una delle esperienze più belle, faticose ed emozionanti della mia vita…