Only the braves: la Tough Viking Race


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La prima volta che ne ho sentito parlare ho subito pensato che chi vi partecipava doveva essere "un po' fuori di biglia" e che sicuramente avrei voluto vederla in diretta, ma mai avrei osato prendervi parte. Invece, come in molte cose della vita, si cambia opinione: con il tempo e un po' di sforzi, sfide che all'inizio sembrano al di fuori della nostra portata si trasformano pian piano in mete raggiungibili e, a volte, anche superabili.

Ed è appunto così che è andata. Verso la fine del 2015 ho stilato la famosa lista dei buoni propositi per l'anno nuovo e, tra questi, avevo annotato "Tough Viking, 23 Aprile 2016". Dopo di che, ho smesso una volta per tutte di fumare (dopo quasi 5 mesi mi sento abbastanza sicura da poterlo spiattellare in rete ufficialmente) ed ho iniziato a correre e ad allenarmi come non avevo mai fatto prima d'allora. La chiamano "la crisi dei quasi trentenni". Che sia una crisi o una rinascita non sta a me a dirlo. Io posso solo esser contenta (ed un pizzico orgogliosa) della costanza mantenuta fino ad oggi.

Comunque, tornando alla nostra Tough Viking, si tratta di una competizione sportiva che mette duramente alla prova. Non tanto per gli 8 km di corsa, metà dei quali tutti in salita in mezzo ai boschi, ma quanto per l'alternarsi di ostacoli che, nel 90% dei casi, non sono proprio facili da superare. Si inizia col dover schivare degli energumeni vestiti da rugbisti che cercano di buttarvi a terra in malomodo e che son autorizzati a non farsi grossi problemi: in fondo se partecipate lo fate a vostro rischio e pericolo! Si arriva, dopo varie difficoltà, a doversi immergere del tutto (si si, sotto proprio con tutta la testa!) nella temutissima "Ice Tank", una vasca completamente riempita di ghiaccio (e questo dopo aver corso già per 4 km con una temperatura esterna che non supera gli 8°C). Ma la ciliegina vi aspetta alla fine: dopo aver rischiato l'osso del collo arrampicandovi su impalcature completamente senza alcuna protezione, potrete rilassarvi con una bella nuotata nel fango ghiacciato in grado di strapparvi tutto quel poco calore corporeo che era rimasto.

Capirete bene quindi che, di solito, sia che si tratti di atleti professionisti che di sportivi amatoriali come me, quasi tutti partecipano in team. Innanzitutto perché affrontare le sfide del percorso in gruppo è decisamente più divertente, ma poi anche perché avere una mano amica pronta ad aiutarti (o soccorrerti - ho visto gente svenuta, con arti rotti o in ipotermia) di certo è cosa molto gradita.

Ovviamente io, cocciuta come sono, non mi son fatta scoraggiare dal fatto che i miei amici non volessero (o potessero per problemi articolari - vedi sempre la sopracitata crisi dei trentenni) partecipare e ho affrontato la sfida da sola. A modo mio, è vero. Innanzitutto ho voluto documentare il tutto con una sfilza di gadgets che nemmeno i professionisti riescono forse ad usare tutti insieme. Action camera, con custodia waterproof, montata su una fascia per la testa il cui acquisto meriterebbe da solo un post qui sul blog tutto per sè, iphone con super-ultra-nuovo schermo anti-graffio, anti-caduta, anti-esplosione-nucleare, inserito in seconda custodia waterproof, che ovviamente ha fatto cilecca a metà, facendomi rischiare di buttare lo smartphone a fine gara, e, per finire, amici (si, gli stessi che non volevano/potevano partecipare con me) trasformati in cameramen per l'occasione. Usare poi il proprio accento italiano, sfoggiando un bel sorriso macchiato di fango e coi capelli tutti arruffati penso faccia aumentare i punti simpatia (o forse gli altri: i cosiddetti "punti pena"). Quindi, sebbene non avessi un team tutto mio, per fortuna sono riuscita via via ad aggregarmi ad altre persone disposte ad aiutarmi in alcuni passaggi della gara dove, altrimenti, sarei rimasta bloccata. 

Buona visione a tutti, quindi! Il video sottostante rimarrà un gradito ricordo di una delle più strane e divertenti esperienze che io abbia mai fatto ed una testimonianza definitiva che io e le flessioni NON andiamo decisamente d'accordo!

Carlotta 

 

PS: un enorme ringraziamento ai già citati amici (Giovanni, Francesca, Takahiro, Konstantinos, Monika, Danai, Avesta ed Elias) per il grande supporto morale , per l'aiuto con le riprese e per la cena post-gara!

PS(2): un altro sentito grazie alla mia mamma, che ha reso possibile l'arrivo in tempo della fascia per la videocamera, scongiurando crisi isteriche che sarebbero rimaste nella storia 😀

PS(3): se dopo tre tentativi non si riesce a superare un ostacolo (o se non ce la si sente di affrontarne qualcuno), si è obbligati a darsi per vinti e si deve optare per l'opzione "punishment", ovvero ripetizioni di burpees, squats, push-ups e altri esercizi a corpo libero!

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