Oh, Canada: Vancouver (con il senno di poi)


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Sono già stata a Vancouver. Sempre nel 2013, sempre quell’estate in cui ho girato, con le mie amiche e con Bianca (inconsapevolmente in pancia), la parte settentrionale della West Coast Americana. Una road trip che consiglio a tutti e di cui, giuro, molto presto vi parleremo.

Ho visitato parecchie città canadesi (quasi tutte le “grandi”, ad eccezione di Winnipeg ed Halifax) e, se escludiamo Toronto –per non essere di parte–, Vancouver è la città che più mi è piaciuta di questo fantastico paese.

Sono molto legata al Canada; sentimentalmente lo sento ancora come una seconda casa. Nonostante sia passato quasi un anno da quando mi sono trasferita negli Stati Uniti, questa sensazione non è scemata. Passare il confine sabato mattina mi ha provocato una strana sensazione. Mi ricordo che succedeva qualcosa di simile quando, i primi anni a Toronto, con l’aereo atterravo a Roma Fiumicino: quasi immediatamente gli occhi si fanno più attenti, per cogliere ogni dettaglio e la bocca si apre leggermente. Non si tratta di un vero e proprio sorriso, ma – direi – di una predisposizione a sorridere che prima mancava. Bisogna esser pronti. Attenzione: felicità in agguato.

Nel 2013 Vancouver non mi aveva entusiasmato. Molto probabilmente saranno stati gli ormoni – ma mi era sembrata una città residenziale, poco viva e poco giovane. I locali chiudevano presto, per riuscire a mangiare in un buon ristorante bisognava chiamare un taxi ed i negozi non avevano nulla a che vedere con quelli, super trendy, della mia amatissima Toronto. Perfino allora, però, avevo notato la differenza abissale (a favore della West Coast) nello stile di vita delle persone: moltissimi giardini, numerose spiagge, un parco enorme (il famoso Stanley Park) e larghe piste ciclabili mi avevano dato l’impressione di una metropoli vivibile e ben attrezzata. Per non parlare degli scorci naturali. Le montagne ed il lungo mare (l’Oceano Pacifico, per l’esattezza) trasformano completamente la città: una pausa pranzo a Gastown metterebbe di buon umore anche il più terribile dei managers – seduto in un caffè del waterfront di fronte agli idrovolanti che atterrano sull’acqua agitata della baia.

Se, come noi, avete poco tempo, il mio consiglio è quello di fare un breve giro a piedi per Downtown, tra i grattacieli, e poi scendere verso il Canada Place, da dove potrete ammirare le montagne riflettersi in mare. Se è estate, siete amanti del gelato ed avete soldi da spendere – circa 6 CAD  per una minuscola coppetta –, potete trovare "Bella", la gelateria più famosa della British Columbia, all’angolo del Fairmont Pacific Rim Hotel.

Dal centro si può raggiungere con i mezzi il famosissimo Stanley Park, 1000 acri di verde incontaminato: un paradiso per ciclisti, corridori e bambini. Consiglio di raggiungere il Prospect Point, il punto più alto del parco da dove potrete ammirare il Burrard Inlet ed il Lions Gate Bridge. Se riuscite, visitate anche il Brockton Point, dove alcuni totem, esempi di arte degli indiani d’America, sono eretti in mezzo al verde.

Invece di sostare nelle affollatissime spiagge di Sunset Beach Park, vi consiglio (se avete la macchina) di visitare le Spanish Banks and Locarno Beaches; secondo alcuni questi sono i lidi dove l’acqua dell’Oceano è più mite (ed infatti abbiamo visto qualche temerario farsi una bella nuotata il primo Maggio, che nemmeno in Sicilia!). Questi ultimi sono a pochi passi dal Campus di UBC, la famosissima Università con sede a Vancouver (di cui, però, non sono riuscita a collezionare la felpa perché di domenica i Bookstore sono, ahimè, chiusi).

Insomma, questa volta Vancouver mi ha stupito positivamente. D'altronde solo gli stupidi non cambiano opinione. Un posto magico, per la sua collocazione geografica, un luogo pulito, preciso ed accogliente come solo il Canada, Oh Canada!, sa essere.

Chiara

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