Guida pratica al bilinguismo per i futuri genitori italiani nel mondo


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Buongiorno a tutti! Sono qui per parlarvi di un argomento che conosco molto da vicino: la difficile sfida di crescere un bambino bilingue. Innanzitutto come mamma di due bambini italo-francesi, poi come socia attiva di un'associazione impegnata nel trasmettere le lingue familiari, (TADA!) infine come professoressa di italiano L2 in un liceo francese.

Mi chiamo Serena e sono partita da Pavia 12 anni fa per la Germania, dove avvenne l’incontro cruciale con il francese, la lingua e il futuro marito. Un po' di giri tra Milano, Nord e Sud della Francia, e poi ho fatto il nido a Lione, città che mi sorprendo ad amare ancora e che vi consiglio vivamente di visitare, se non di venirci a vivere (ma questa è un'altra storia, anzi, forse un altro post ).

Ma torniamo a noi, popolo di viaggiatori.

Di solito gli italiani all’estero si adattano bene. Imparano qualsiasi lingua, finiscono per trovare un lavoro generalmente meglio pagato che in patria, si fanno presto degli amici, sono bravissimi a creare aperitivi improvvisati e pranzi pasquali con quello che passa il convento (e le mozzarelle mandate da mamma). La lingua italiana poi, piace a tutti, ovunque - “ oh la lingua che canta!”... “oh, quando parli, mi ricorda le vacanze !”- le maniere sono gentili e calorose, insomma, in capo a qualche anno di solito l'italiano all'estero si sposa. O registra l'unione civile, dove può. Comunque, si accasa. E qualche mesetto più tardi, la nonna, in patria, (generazione di nonne tecnologiche!) va in brodo di giuggiole davanti al pc, scrutando le somiglianze tra il frugoletto bi-nazionale e l’avo. E qui volevo arrivare! Quale lingua parlare con l’erede? L’italiano, ovviamente!

Vediamo perché in due mosse, anzi, in due premesse.

Premessa filosofica :

La trasmissione di una lingua non è solamente una questione di grammatica o di sonorità, è l’apertura ad un mondo. Un mondo altro, a volte lontano, ma presente quando uno dei due genitori vi appartiene. Un genitore che porta con sé una storia, una visione del mondo e una sensibilità particolare, segnata anche dalla sua storia personale dall’allontanamento, dall’accoglienza, dallo sforzo, dal confronto. Una storia che il bimbo ha il diritto di conoscere! Questo è il mio punto di partenza, che ritrovo in una frase di Wittgestein :

“La nostra lingua è come una vecchia città, un labirinto di viuzze, di larghi, di case vecchie e nuove, di palazzi ampliati in epoche diverse, e, intorno, la cintura dei nuovi quartieri periferici, le strade rettilinee, regolari, i caseggiati tutti uguali.”

Questa intricata mappa sarà la storia di vostro figlio. La sua storia, e lui deve potercisi ritrovare.

Premessa pedagogica :

Non c’è tempo da perdere! Secondo gli psicologi dello sviluppo solo un’esposizione alla lingua madre tra gli 0 e 3 anni conduce al bilinguismo precoce simultaneo. Significa che se volete che vostro figlio impari spontaneamente e senza fatica la vostra lingua, i primi 3 anni di vita sono fondamentali[1]. E non è perché non vi può rispondere che potete parlargli la lingua barbara!!

Ma come fare? Semplicissimo!

Arriviamo al dunque, con 2 semplici regole per avere un figlio che ascolta e parla l’italiano come voi :

1) Parlategli SOLO in italiano. Solo ed ESCLUSIVAMENTE: canzoni, ninna-nanne, letture comprese (mia figlia grande ha scoperto solo a 6 anni che i - numerosi - libri della sua biblioteca non erano tutti in italiano). Ogni volta che vi uscirà una frase nella lingua del posto, contribuirete a confondergli le idee.

2) Create le occasioni comunicative in lingua materna: congedo di 3 anni per chi può, cartoni animati e film solo in italiano, cercate la compagnia di altri piccoli italiani, baby sitters italiane (non mancano mai, ovunque nel mondo) tornate in patria spesso, sopportate le visite della nonna …Tutte le occasioni per il “bagno linguistico” sono raccomandate !

Tenete a mente che insegnare la vostra lingua madre al pargolo sarà innanzitutto una questione di sforzi da parte vostra (ma la traduzione simultanea nella lettura vi salverà qualche neurone da vecchi) di costanza (il più difficile è tradurre al proprio figlio tutto quanto avete appena detto al suo amichetto o nel peggiore dei casi, a vostro marito[2]) di sopportazione ( della curiosità altrui) di creatività (letterine alla Befana, lavoretti su Arlecchino, figurine di Pinocchio...) ma anche di frustrazione (io personalmente, mi sento poco spontanea nel rapporto con gli amici dei miei figli, e me ne rammarico) e a volte di disillusione (perché numerosi fattori possono sovrapporsi nel terreno minato dell’educazione ... Il vostro psicologo freudiano ne dovrebbe sapere qualcosa!).

Insomma si tratta di un lavoro di dedizione. Proprio come ... crescere un figlio! Fate del vostro meglio!

Serena

[1] Dai 3 ai 6 : bilinguismo precoce consecutivo. Significa che se la scoperta dell’italiano arriva in questa fase, il bambino potrà avere un ottimo livello di italiano, ma facendo sforzi e/o con qualche difficoltà di pronuncia. Dai 6 in poi : bilinguismo tardivo. Significa che dopo i 6 anni sarà troppo tardi. Vostro figlio imparerà certo l’italiano, ma non sarà bilingue.

[2] Se il vostro/a compagno/a non parla (ancora) italiano, cambiatelo (hihiihi)!

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2 commenti su “Guida pratica al bilinguismo per i futuri genitori italiani nel mondo

  • elisa

    Io sono la nonna citata, da quando mia figlia mi ha detto che dovevo parlare ai miei nipoti esclusivamente in italiano , non mi sono più sforzata di apprendere una sola parola di francese !!ihihih