“Man får ta seden dit man kommer”: paese che vai, usanze che trovi


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È autunno. Sono le 18.30 di un freddo e piovoso Giovedì pomeriggio qualunque. Siete ancora a lavoro ed iniziate a sentire tutto il peso della lunga settimana sulle spalle (letteralmente - il vostro collo è così contratto che vi servirebbe un buon fisioterapista per sbloccarlo). Per fortuna il weekend è vicino e, con lui, anche la promessa di trovare finalmente del tempo per rilassarvi, finire di sistemare tutte le commissioni lasciate in sospeso e magari andare a provarvi quel bel paio di scarpe che non vi servono, ma che sarebbe proprio un peccato lasciar esposte in vetrina a prendere polvere. Ma è ancora presto per sognare. Dopotutto è soltanto Giovedì. Al massimo questa sera potrete concedervi una bella cenetta accompagnata da un buon bicchiere di vino. 

Così, una volta usciti da lavoro, puntate decisi verso il supermercato più vicino. Tenete stretta in mano la ricetta del risotto ai funghi che tanto adorate e che vi siete fatti dettare step-by-step da vostra madre su Skype la sera precedente. Almeno per una volta non dimenticherete nessun ingrediente e, nella migliore delle ipotesi, ne uscirà anche un piatto decente. Il vostro carrello piano piano si riempie ed il vostro umore migliora esponenzialmente ad ogni aggiunta. Una volta collezionati tutti i prodotti necessari, vi avviate felici verso le ultime corsie e, nel frattempo, decidete di scrivere ai vostri amici per invitarli a cena. "Alla fine", pensate, "mangiare in compagnia è sempre meglio". Dovete soltanto prendere il vino e poi si corre a casa a preparare tutto.

Ma. Un momento. Che ore sono?

Una gelida consapevolezza si impossessa di voi. Alle 18.30 eravate ancora a lavoro, ne siete sicuri. Quanto tempo è passato da allora? Cominciate ad agitarvi, abbassate rapidi lo sguardo, sollevate la manica, trattenete il respiro e... L'orologio segna le 19.25. Tragedia. Potete scordarvi il risotto fatto come mamma vi aveva raccomandato. Intascate mestamente pure il cellulare, spedire il messaggio ora non ha più senso. Vi siete appena ricordati che non siete in Italia. Da pochi mesi vi siete trasferiti in Svezia e qui non funziona proprio tutto come a casa. I supermercati rimangono aperti fino a tardi, certo. Peccato che, rispetto ai loro corrispettivi italiani, siano dotati di un reparto in meno: quello degli alcolici.

In tutto il territorio svedese, infatti, qualsiasi tipo di bevanda alcolica viene venduta in un'unica, precisa, tipologia di negozio: il Systembolaget. Si tratta di un monopolio statale, atto a controllare la vendita di qualsiasi forma di sostanza che presenti un tasso alcolico superiore al 3.5%. Cioè tutto, se non volete accontentarvi di una scadentissima (ed imbevibile) birra analcolica. Ovviamente, si tratta di una catena di negozi, sparsi un po' dappertutto per la città. Il problema, specialmente per noi stranieri abituati alla possibilità di comperare gli alcolici al supermercato, è che questi negozi adottano degli orari di apertura che, se non si vogliono definire proibitivi, quantomeno possono essere considerati particolari. Dal Lunedì al Venerdì l'orario previsto è dalle 10.00 alle 19.00 (in alcuni punti vendita si chiude anche prima, alle 18.00), mentre nel weekend... Il Sabato restano aperti dalle 10.00 alle 15.00 (ma in alcuni negozi si chiude massimo alle 13.00), la Domenica, invece, potete dimenticarvela (come tutti gli altri giorni festivi dell'anno). Tutto chiuso.

La regolamentazione del consumo di alcol è sempre stato un argomento scottante nei paesi scandinavi. Periodi di totale assenza di restrizioni (come a metà del 1700 sotto la guida di Re Adolf Frederick - dove si raggiunse l'esorbitante cifra di 175 MILA distillerie indipendenti in tutta la nazione) si alternarono a momenti di maggior controllo locale, fino ad arrivare all'attuale sistema statale. Inizialmente, era stato anche introdotto un sistema di razionamento dell'alcol: ogni giorno si poteva comprare soltanto una certa quantità massima di alcolici. 

Al giorno d'oggi il sistema si è decisamente ammorbidito e le regole principali rimaste prevedono essenzialmente di: 

  • - non vendere alcol ai minori di 21 anni (il controllo dell'I.D. è certo al 100%),
  • - non ammettere nei negozi nessuna persona visibilmente ubriaca e
  • - rispettare categoricamente gli orari di chiusura.

Addio insomma alle cene inventate al momento, agli aperitivi salvavita fai-da-te dell'ultimo minuto e alla libertà d'improvvisazione. Non stupisce, quindi, la mentalità organizzata dei Paesi del Nord: meglio programmare tutto con largo anticipo, onde evitare di rimanere a becco asciutto. In alternativa, si può sempre optare per l'opzione mini-cantina di scorta direttamente in casa, cui attingere soltanto in caso di bisogno. A quel punto, però, ci sarebbe il rischio di affondare in un colpo solo l'intero sistema (il cui scopo primario rimane sempre quello di cercare di limitare la quantità di alcol consumata dalla popolazione): ogni cupo Giovedì pomeriggio d'autunno (tutti) potrebbe, infatti, trasformarsi nella perfetta occasione per stappare l'ennesima bottiglia, data la disponibilità direttamente a portata di mano!

Carlotta

 

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