Lo smarrimento iniziale: come un pesce fuor d’acqua


Io e mio marito viviamo a Wuxi, una città molto - molto - cinese, con poche - pochissime - contaminazioni occidentali. Per le strade, straripanti di persone, capita non di rado che uomini e donne si fermino a fissarti, che i bambini ti guardino un po’ impietriti e che qualcuno più audace ti scatti, più o meno di nascosto, qualche veloce fotografia. Tu per loro sei un "laowai", un diavolo bianco.

Questa è stata la prima (e per un po’ di tempo confesso anche l’unica) cosa positiva dell’essere un nuovo residente della Terra di Mezzo. Infatti, generalizzando selvaggiamente, i cinesi hanno una sorta di venerazione per tutto ciò che è western. E io & mio marito, in quanto incarnazione dell’Occidente, abbiamo beneficiato non poco di questa cosa. Se possono, cercano di darti una mano (rigorosamente in cinese) e, di solito, non ti negano mai un sorriso.

Status di occidentale a parte, per i primi tempi ho avuto delle serie difficoltà a trovare qualche pro. Innanzitutto la Cina è molto, ma molto inquinata. Mettetevi davanti al gas di scarico di una macchina in moto e avrete un’idea dell’aria che spesso si respira qui. Filtri in casa, mascherina e una app che ti indica il livello di particolato nell’aria diventano i tuoi strumenti quotidiani. L’acqua del rubinetto è veleno e per quanto riguarda il cibo ho deciso di non indagare in maniera approfondita onde optare per un digiuno forzato. L’odore di sigaretta è ovunque. La tonalità dominante è il grigio, quasi ogni giornata è avvolta in una coltre di sporco e umidità. Internet è una guerra continua e senza VPN (che costa e non sempre funziona) connettersi a certi siti internet (Facebook, Instagram, Gmail, Google) è semplicemente impossibile. Social networks a parte, credetemi che lavorare con una connessione che carica pagine a passo di lumaca può fare saltare i nervi anche di un pazientissimo maestro zen. Ogni giorno per la strada è una giungla e devi imparare velocemente a schivare frotte di silenziosissimi motorini elettrici che se ne infischiano bellamente che tu stia attraversando sulle strisce pedonali con un bel verde lampeggiante. I cinesi guidano pensando di essere all’ultimo livello di Tetris. E suonano il clacson, in continuazione.

Tralascio il capitolo bagni pubblici perché vi assicuro le cose che ho visto non volete saperle, hanno poi questa terribile abitudine di sputare e ruttare come per noi potrebbe essere dare un colpetto di tosse. E così, ogni giorno, devi ripetere a te stesso che abitudini, usi e costumi diversi, non fanno di te una persona migliore, solo una persona diversa, cresciuta in un posto diverso.

La cosa però per me più ardua è stata (ed è tutt’ora) convivere con il loro essere ostinatamente contradditori. Ora, io probabilmente sono una persona eccessivamente o bianco o nero, ma per il cinese il bianco è anche nero, che però forse non era bianco, che certamente è nero!

Difficilmente ottieni da loro risposte dirette. Di rado ti dicono un no secco, perché per loro non si fa, non sta bene. La versione di un fatto può prendere pieghe inimmaginabili e mutare ogni cinque minuti. Devi appurare le cose non una, ma dieci volte; ma soprattutto devi essere sempre sicurissimo di te e non far trapelare mai il minimo indugio, se no sei finito. Per lo più, soprattutto all’inizio, vivi in uno stato di Babele psicologica, sei confuso e costretto a vivere alla giornata. Pianificare qualcosa è semplicemente una perdita di tempo.

Pazienza e rassegnazione diventano il tuo mantra quotidiano, That’s China! il tuo motto.

In realtà sono andata alla disperata ricerca di un qualche fondamento scientifico a tutto questo (che vi assicuro qualsiasi expat che vive qui vi può confermare) e, in uno dei dieci libri sulla Cina che sto leggendo contemporaneamente (senza averne ovviamente ancora concluso uno), al fine di capire meglio questa cultura - perché io ci sto provando -, ho trovato questa cosa che mi sembra abbastanza illuminante. Ripropongo, a braccio. La nostra cultura ha un fondamento di tipo aristotelico: se una cosa è vera, non può essere falsa. La cultura cinese, invece, affonda le sue radici nella filosofia taoista dove la realtà “non mai è univoca, ma contradditoria per natura”.

Alla fine, comunque, dopo rocambolesche avventure, soprattutto con la loro burocrazia, almeno nel pratico ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti ad avviare la trading commerciale (così come il primo step del progetto lavorativo prevedeva) e abbiamo trovato una casa.

Poi è arrivato anche un bel giorno di sole che ci ha permesso di vedere che Wuxi sa essere bella e pure un po’ verde. E infatti ci sono almeno due, anzi tre, cose degne di nota: meravigliosi giardini affacciati sul lago Thai, un immenso parco con uno dei più alti Buddha al mondo e poi … dista solamente 45 minuti di un velocissimo treno da Shanghai!

Anna

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