Shanghai: un mosaico di colori


Un giorno, anni fa, una persona mi raccontò un aneddoto divertente su New York e il suo essere una città caleidoscopica. Tralasciando l’aneddoto in questione, quello che pensai il primo giorno che mi avventurai per le vie di Shanghai fu: questa è definitivamente una città caleidoscopica!

Infatti è una città dalle mille forme e dalle infinte facce. Una città che cambia in continuazione.

Non capisci nemmeno bene come certi omini trasandati con giganteschi cappelloni di paglia che trainano carrettini sgangherati pieni zeppi di fragole possano convivere con una moltitudine di giovani, rampanti e alla moda professionisti cinesi. Questa è Shanghai: quartieri in pieno stile europeo come Xintindi; mercatini deliziosi come Tianzifang, dove instancabili cinesi ti coinvolgono in febbrili contrattazioni per oggetti dal valore di pochi euro; grattacieli mozzafiato che arrivano a toccare il cielo; un Bund che davanti ti spiattella in faccia tutta la potenza finanziaria della città, mentre dietro è fiancheggiato da una sfilza di palazzi art decò; antichi dorati tempi buddhisti incastonati come pietre preziose tra moderni specchiati palazzi; il famoso YuYuan Garden dove (ressa di cinesi a parte) respiri un po’ della vecchia Cina, della loro storia. Quella storia che i cinesi amano raccontare e di cui vanno giustamente fieri. Il profondo rispetto che hanno verso il loro passato, la loro millenaria tradizione e la famiglia (che include genitori, nonni, zii, cugini, etc) sono gli aspetti che più amo di questo popolo.

Ogni volta che vado a Shanghai penso che un po’ mi ricorda Londra nel suo essere così dinamica ed accattivante. Shanghai è una giostra colorata in continuo movimento che riesce a contenere dai 20 ai 24 milioni di abitanti (non si capisce mai quanti siano esattamente).

Ma soprattutto Shanghai è lo specchio della Cina: di quella Cina che - se vuoi arrivare più in alto, se non ti siedi - è (ancora) una terra di grandi opportunità.

Vivere in Cina è una sorta di finestra su quel mondo che senti raccontato dai tuoi genitori, o dai tuoi nonni. Un mondo dove non è difficile trovare lavoro. Un mondo dove sei hai 40 anni non sei affatto considerato giovane per ricoprire certi ruoli o posizioni. Un mondo dove un ragazzo italiano di 28 anni (ma con un curriculum di tutto rispetto) può diventare responsabile di reparto di un’importante azienda supervisionando il lavoro di una trentina di addetti. Un mondo che ti fa provare, che ti dà responsabilità. Un mondo che premia chi si dà da fare. Un mondo che non dà spazio a chi si lamenta, che pensa che “quando piove solo lo stolto impreca contro gli dei, il saggio si procura un ombrello” (antico proverbio cinese - non potevo non citare almeno uno).

Un mondo così gigantesco dove, se davvero lo vuoi, non puoi non trovare la tua opportunità.

Anche questa è la Cina: fatta di enormi metropoli, di distanze gigantesche, di sfiancanti pendolamenti, una Cina veloce, che sa correre, che sa lavorare incessantemente. E tu devi correre, andare spedito. E devi dimostrare che quella opportunità che dici di meritare te la meriti veramente, che il tuo prodotto ha davvero una qualità migliore.

Ma poi la Terra dalle mille contraddizioni sa anche farti calare in una realtà fatta di pace e tranquillità, fatta di un tempo che si ferma, per permetterti di tirare il fiato e ritrovare te stesso.

Così la sera (particelle inquinanti permettendo) puoi andare in uno dei loro parchi e rilassarti lasciandoti andare a qualche tipica danza sulle note di una musica leggera, o, ancora, puoi aggregarti a uno dei tanti gruppetti che pratica con grande concentrazione ed equilibrio lente mosse di Tai-chi, oppure (soprattutto se sei il tipico maschio italico e le due opzioni non ti sembrano sufficientemente virili) puoi semplicemente prendere una seggiolina e unirti al cerchio di vecchini che stanno giocando a xiangqi (scacchi cinesi) o pescando in qualche fiumiciattolo artificiale.

Non serve necessariamente parlare cinese, l’importante è che non ti dimentichi al lavoro il sorriso.

Anna

 

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