Casa, dolce casa. Considerazioni sull’acquisto di una casa negli USA.


Sono la classica acquirente indecisa. Entro in un negozio, guardo una gonna, molto simile a quella che ho visto qualche giorno fa, in qualche altro posto e la provo. Nel camerino confronto i due modelli, faccio qualche foto, la spedisco a qualche amica e, mentre aspetto che mi rispondano, cerco online altre gonne di quella tipologia. Giusto perché voglio capire, appieno, se quello che ho tra le mani sia veramente il capo d’abbigliamento migliore in assoluto. Non ne faccio una questione di soldi. Più che altro voglio essere sicura che la gonna che acquisterò non si rovini al primo lavaggio, non passi di moda domani e non mi faccia sembrare uno stambecco infelice. Insomma, ora che mi decido non trovo più la mia taglia. O non ritrovo proprio più nemmeno il negozio.

Questo è quello che succede quando compero un capo d’abbigliamento. Immaginatevi quando mi appresto ad acquistare casa. Aggiungeteci il fatto che Seattle è uno dei mercati immobiliari più frenetici d’America e capirete lo stress a cui sono stata sottoposta nei mesi scorsi. Le case che ci piacevano e potevamo permetterci, nel giro di una settimana, venivano vendute. Non c’era tempo per ripensamenti. Bisognava essere aggressivi e determinati. Decisi.

Per fortuna c’era Paolo.

Io passavo l’intera settimana in giro con la nostra agente immobiliare a vedere case. Fotografavo tutto, segnavo ogni cosa. Puntualmente il venerdì sera ci sedevamo al tavolo e passavamo a setaccio le informazioni, le foto e la scheda degli immobili preparata dall’agente. Poi Paolo passava all’attacco. Preciso come solo un ingegnere sa essere.

Inutile dire che, se a Settembre abbiamo avremo una casa dove vivere, quando rientreremo dall’Italia, è tutto merito suo.

Durante questo periodo di ricerca, ho maturato una certa esperienza nel campo immobiliare del North West e mi sono fatta un’idea abbastanza precisa della tipologia di case che potreste incontrare sulla vostra strada – se venite a vivere in America. A mio avviso, quelle che noi, comuni mortali ci possiamo permettere, qui appartengono a quattro semplici categorie:

1) La casa vecchia (o da vecchi): costruita negli anni ’40 (del novecento. Si. In America, sulla West Coast soprattutto, una casa costruita in quegli anni viene considerata old), abbastanza piccola, inondata di moquette. Alcune sono tenute malissimo, la carta da parati di un colore ormai, irrimediabilmente, giallognolo. Il basement (che noi chiameremmo taverna, ma non è proprio la stessa cosa) potrebbe riservare parecchie sorprese. Non sempre negative – ho visto una radio d’epoca che valeva parecchie centinaia di dollari – ma … non sperateci troppo!

2) La casa nuova (o da giovane): costruita appena prima della crisi del 2008, oppure negli anni scorsi, è una tipologia di immobile che qui chiamano townhome. Si tratta di una villetta a schiera su più piani (generalmente tre) che condivide uno od entrambi i muri con le case vicine. Di solito il cortile non è grande – o proprio non c’è. Alquanto belle, sono case che di solito non impegnano molto, ma richiedono una certa forza (e voglia) fisica, essendo (mediamente) 120 metri quadrati spalmati su più piani.

3) La casa “una brutta via di mezzo”: si tratta della tipica casetta di legno americana, prefabbricata che nemmeno i tre porcellini avrebbero considerato sicura contro il lupo dai polmoni d’acciaio. Tenuta malino, spesso si trova in un quartiere in crescita. Quando gli agenti immobiliari parlano di quartieri in crescita, badate bene, significa che il vicinato non è del tutto In quei casi sarebbe meglio che non dicessero nulla. Perché gli acquirenti hanno quasi la sensazione che il quartiere, in futuro, diventerà una specie di prigione sovraffollata.

4) La casa “giusta”. La nostra casa perfetta si trova a Nord di Seattle, appena sotto i confini NW. Immersa nel verde, in una stradina silenziosa dove un tizio barbuto sistema accuratamente le sue macchine durante il weekend, si sviluppa su di un solo piano. Grande finestra del salotto che affaccia sulla via, qualche pianta in giardino. Dal garage puoi entrare direttamente in casa dopo aver parcheggiato – tipica caratteristica americana. Tre stanze, un bagno (per ora, ma spero ci metterò poco a convincere Paolo. Aspetto che Bianca tolga il pannolino ed ho la vittoria in mano!) ed un grosso giardino sul retro. Nel cortile c’è una piccola casetta di legno. Bianca si è intrattenuta subito con una piccola piscina piena di acqua piovana, quando siamo andati a fare il primo sopralluogo. Si è anche parecchio spaventata per un ragnetto che le è salito sulle mani. La mia city girl. Si abituerà. Davanti, all’ingresso non sventola alcuna bandiera. Strano. Qui la mettono spesso. A me piace, come idea. Vorrà dire che la appenderò io, la bandiera americana. Chissà se ci starà anche quella canadese. L’importante è che ci sia la nostra, bellissima, bandiera a sventolare. Quella italiana.

 

 

Chiara

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