Viaggiare in aereo con i bambini: i miei consigli


Improvvisamente, un giorno, sono passata dall'altra parte. Nove mesi di preavviso, ma lo realizzi solo quando ti appresti a prenotare il tuo viaggio di rientro in patria.

Prima di avere Bianca, quando salivo sull'aereo la mia prima preoccupazione era stimare il numero di passeggeri bambini al check in. Cercavo di immaginare i posti in cui si sarebbero seduti tutti quei genitori di neonati piangenti ed urlanti. Solitamente, avevo imparato a mie spese, le famiglie occupavano i primi posti a sedere in economy, quelli a ridosso dell'economy plus. Allora io, di conseguenza, selezionavo le ultime poltrone. Mi trovavo sempre in coda all'aereo. Rombo perenne, persone che vanno e vengono dai bagni e - spesso - un viavai di bambini già grandi che corrono indisturbati. Ti conviene alzare le gambe, che pensavi di poter stiracchiare, per non farli cadere. Solo dopo avrei imparato che la coda dell'aereo viene usata, da genitori esasperati, per far camminare e giocare un pochino i più  monelli. 

Insomma, ad un certo punto, è successo che i figli non erano più quelli degli altri - e sono diventata io, la persona da cui stare alla larga. La prima volta che Bianca ha viaggiato con me in aereo aveva due mesi e mezzo. Ero terrorizzata all'idea che passasse tutto il tempo a piangere (erano appena iniziate le coliche) e, negli occhi degli altri passeggeri vidi, salendo a bordo, lo stesso terrore che provavo io alla vista di quei fagottini indifesi. Ad onor del vero, quello è stato il viaggio più tranqulillo, da quando sono diventata mamma. Bianca dormiva, mangiava e dormiva. Ogni tanto le cambiavo il pannolino. Sarà stato il forte rumore del boing 747, ma era come narcotizzata. 

Con il tempo, poi, le cose si sono complicate. Uno dei momenti peggiori è stato quando aveva appena iniziato a camminare - non si poteva tenerla seduta ma era ancora troppo traballante per alzarsi ed andare in giro da sola. A quell'età, distrarli leggendo dei libri, farli giocare con piccoli oggetti oppure metterli davanti ai cartoni animati è ancora un'utopia - pensare di farlo per 7 ore è semplicemente un sogno. 

Da quando ci siamo trasferiti a Seattle le ore di volo sono passate da otto a quasi UNDICI, ma per fortuna Bianca è cresciuta e si riesce a tenerla a bada di più. Non si pensa spesso a questo piccolo particolare ma, noi genitori all'estero, l'aereo con i figli lo prendiamo di frequente e per molto tempo. Abbiamo imparato ad ingegnarci. Ognuno ha i suoi segreti. Ogni mamma  conosce i punti deboli dei propri pargoli - e cerca di sfruttare questo loro tallone d'Achille a proprio favore.

Prima di tornare in Italia ho girato un video nel quale elenco cinque consigli che personalmente trovo molto utili. Come dice Paolo, però, è inutile far confusione. Uno solo basta ed avanza: armatevi di tanta pazienza. Prima o poi il viaggio finisce. 

Chiara

Share it!

EnglishItalian

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *