I did not marry my best friend, ovvero storia di un amore longevo


Ero molto più romantica da ragazzina. Me lo dice spesso mio marito. Bigliettini, lettere strappalacrime e regali. Da qualche parte, perso nelle memorie dei miei dischi esterni, ci dovrebbe essere un video che avevo preparato con l’aiuto delle mie sorelle, usando una macchina fotografica di plastica dei primi anni duemila. Lo avevo poi spedito in America, a San Diego, nella valigia di un amico comune, che andava a trovare Paolo (allora si trovava in California per motivi di studio).

Insomma, tutto quello che di solito viene escogitato dal ragazzo della coppia, per creare romanticismo, lo facevo volentieri io.

Oggi, è San Valentino. Saranno anni che non lo festeggiamo più. Ad onore del vero, non è una festività a cui tengo particolarmente. Però.

Però oggi sono quasi sei mesi che siamo sposati. Ed una cosa la voglio dire, su di noi, sul nostro amore – nel giorno della festa degli innamorati.

L’amore è una cosa semplice, come canta il buon Tiziano. Ma amare, beh, amare non è una cosa semplice. Amare qualcuno per una vita intera può risultare molto difficile.

Tra alti e bassi, cammino a fianco di Paolo da quasi 15 anni. Alcune volte, le nostre strade si sono divise. Alcune volte ho pianto così tanto da farmi venire il mal di testa. Ci sono stati momenti di delusione profonda. L’ho visto urlare così forte da fare quasi paura. L’ho visto tapparsi le orecchie perché quello che dicevo lo esasperava. Ho anche pensato, e non solo qualche volta - lo ammetto -, che forse non era il caso di proseguire la nostra vita insieme. Però.

Però oggi sono quasi sei mesi che siamo sposati. E, anche se non si può proprio dire siano stati i migliori sei mesi della nostra vita insieme, non potrei esser sposata con nessun altro.

Qui in America dicono spesso una frase, durante la cerimonia del matrimonio: today I marry my best friend. Per me non è stato così. Lui non è il mio migliore amico – per quello c’è Carlotta (che fa da migliore amica e migliore amico insieme).

Io ho semplicemente sposato il ragazzino che arrivava a scuola in ritardo e che io guardavo con la coda dell’occhio dai primi banchi. Ho sposato quello che mi portava in motorino alle feste, che a quelle feste poi si ubriacava così tanto da dover chiamare mio padre per riportarmi a casa. Ho sposato il sassofonista dei 1985, il giocatore di basket della Domino, il muratore, il capo d’istituto che faceva innamorare le ragazzine. Ho sposato un ragazzo che non sempre mi ha capita, aspettata, consolata. Ho sposato un tipo tosto, determinato a finire in fretta l’università per poi andarsene a studiare all’estero. Senza chiedermi niente. Ho sposato quello che ha tenuto duro, stringendo i denti, rinunciando a tanto, pur di riuscire bene in quello che aveva deciso di fare. Ho sposato un ragazzo di 27 anni che si è sentito dire “sono incinta!!?” ed ha risposto con i fatti, tranquillamente e senza ansie alle pressioni che la vita da genitore ti posa sulle spalle. Ho sposato il Professore universitario che si fa un mazzo cubico per mantenere la sua famiglia e non farci mancare mai nulla.

Insomma, io ho sposato Paolo ad Agosto 2016, ma l’ho amato attraverso tutti questi cambiamenti. L’ho vissuto mentre cresceva, l’ho visto cambiare. Quindici anni sono tantissimi. E, spesso, ci si guarda come due estranei, se non si ha la voglia (e la forza) di riscoprirsi. Si fa fatica, si suda e si piangono lacrime amare. Ci si arrabbia, ogni tanto si grida. Però.

Però oggi sono quasi sei mesi che siamo sposati. Quasi tre anni che siamo diventati genitori. Quasi sedici anni dal primo bacio. Abbiamo dimostrato a noi stessi che con forza di volontà e dedizione si può fare. Ma non è ancora il momento dei bilanci. E’ appena cominciata.

Auguri amore mio!

Chiara

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