Chi me l’ha fatto fare (il ritorno)


Avevo iniziato così. Il mio primo post su questo blog si intitolava "Chi me l'ha fatto fare?" e raccontava la storia (vera) della prima volta che ho messo piede su un autobus canadese ed ho sfiorato il carcere.

Come scrissi allora, stavo prendendo il bus per andare all'università che mi aveva accettato tra i suoi studenti per un master in Economics. Il primo impatto con il campus non ricordo esser stato sconvolgente. Avevo già visitato altri campus negli Stati Uniti ed in Canada ed avevo ben in mente le differenze abissali con i nostri atenei - non solo italiani, ma anche europei. In genere le università del Nord America hanno campus grandi interi quartieri, con stadi che possono ospitare trentamila persone e strutture (sportive e non) da lasciare basiti anche i più scettici.

La mia università non era da meno, pur essendo poco conosciuta (in Europa). Fondata nel 1959, pubblica, si trova ad un'oretta e mezza di distanza da dove abitavo a Toronto. Il corpo studente si aggira intorno alle cinquantamila persone. La facoltà di Economia non è molto grande, ma i professori sono validi ed hanno studiato nelle più prestigiose Università del mondo. 

Il giorno in cui ho iniziato il mio programma di Master, sono arrivata parecchio prima davanti all'aula che avrebbe accolto l'intera Class of 2012 e mi ricordo di essermi seduta in una posizione intermedia - non troppo avanti (si sa che chi sta seduto in prima fila non è molto popolare) ma nemmeno troppo indietro (si sa che chi sceglie l'ultima fila ci vede benissimo). Inutile dire che, mentre arrivavano i miei compagni, ogni tanto alzavo la testa e facevo qualche sorriso - ma nessuno si sedeva vicino a me. Sarà stata l'abbronzatura e la borsa di Luis Vuitton. Devo aver dato l'impressione di una non molto secchiona. "Si ricrederanno" pensai. 

Eravamo circa una quarantina e l'aula era una di quelle enormi, a gradoni. Per prima cosa ci fecero presentare, uno ad uno. Chi sei, da dove vieni, quale Università hai frequentato. Mi ricordo di aver, in quel frangente, notato una ragazza bionda, molto carina, seduta due banchi davanti a me. Si chiamava Elèna, e sarebbe diventata una delle mie più care amiche durante gli anni canadesi. Mi ricordo di averla puntata per due motivi: parlava inglese malino e quindi non mi sarei vergognata a stare in gruppo con lei, ed era russa. Aveva frequentato l'accademia russa di matematica e chi mi conosce sa che io e la matematica non andiamo molto d'accordo; avevo bisogno di una mano e lei sarebbe stata di enorme aiuto. 

A proposito di matematica.

Quel giorno eravamo stati tutti convocati perché il primo corso da superare era proprio quello. Un corso propedeutico di tre settimane (5 ore al giorno), con esame di sbarramento l'ultimo giorno di lezione. Chi passava entrava senza debito nel programma, chi non passava doveva seguire i corsi di matematica per tutto il primo semestre - insieme ai 4 che erano obbligatori per tutti. Avevo paura. Per carità: in Italia avevo fatto il Liceo Scientifico e gli esami di matematica alla facoltà di Economia di Pavia li avevo superati con il massimo dei voti. Però, quando c'è di mezzo la matematica, diciamocelo - a chi non tremano le gambe?

Mi ricordo che il professore distribuì un foglio alla classe. La mia ansia era alle stelle. Essendo a metà dell'aula, prima che il prof tornasse al suo posto, in cattedra, avevo avuto il tempo di leggere tutto il foglio. Si trattava di un elenco di argomenti. Una ventina. Con preoccupazione valutavo gli ultimi argomenti della lista. Mi ricordo di aver pensato: "Ahia! Queste cose sono parecchio avanzate, non mi ricordo bene come si faccia a derivare una Lagrangiana". Però mi sono ripromessa di stare tranquilla, avrei avuto qualche settimana prima che il professore avesse affrontato quell'argomento e potevo, tranquillamente, rivedermelo a casa quel fine settimana. 

Salito in cattedra il prof ci sorrise. Allora non capivo benissimo l'inglese, ma mi ricorderò per sempre che disse: "Ok ragazzi. Questi sono gli argomenti che tratteremo oggi. E' un ripasso, non vi allarmate - le lezioni non saranno tutte così noiose". Mi guardai in giro, terrorizzata. Nessuno faceva una piega. La ragazza bionda davanti a me si aggiustava la coda di cavallo. Nel piegare la testa di lato vidi che stata addirittura sorridendo. Io lo pensai di nuovo. Molto chiaramente. 

MA CHI ME L'HA FATTO FARE? 

Chiara

ps: poi ci sono riuscita lo stesso a laurearmi. Non ci credete? Ho la prova fotografica ed i testimoni! 😀

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