Vivere a Hong Kong: I hate the A/C!


Quel volo da Londra ad Hong Kong, non è  stato il mio primo impatto con l’Asia: in precedenza avevo già visitato il Giappone (estate 2013), parte del Sud-Est Asiatico (Singapore, Malesia ed Indonesia nell’estate 2014) ed infine la Cina (nel 2015, poco prima della mia partenza). Un conto però è visitare un posto da turista... Un altro è viverci!

Avevo già avuto occasione di esplorare il campus di HKUST durante la mia visita ad Aprile 2015 e l’impatto era stato incredible: piscine, campi da basket, calcio, tennis e quant’altro. Da perdersi! E che vista sul mare! L’unica vera pecca però rimane arrivarci: più di un’ ora di mezzi (spesso affollatissimi) dal centro. Ma, in fondo, ne vale davvero la pena!

Appena arrivato in campus ho fatto il check-in in Tower C, quella che sarebbe stata la nuova casa per me ed i miei compagni di corso. Per i successivi mesi, infatti, avrei condiviso un appartamento con altri tre ragazzi (un Texano, un Cinese ed un Canadese, rispettivamente) in quella che ben presto avremmo definito la “nostra” torre. L'atmosfera che si respirava era quella tipica di un collegio universitario, dato che non solo noi, ma quasi tutti gli studenti (circa il 90%) avrebbero alloggiato proprio lì.  E, anche se l’età media si aggirava intorno ai 29/30 anni, la voglia di far festa era alle stelle.

Certo il primo mese non me lo aspettavo proprio così impegnativo: 10 ore di lezione al giorno durante l'intera settimana e 6 il sabato… Aiuto! Per di più full-immersion di Mandarino. Sono finito nel level 2 grazie al fatto che, preventivamente, avevo già studiato qualcosina a Londra. Nonostante questo, è bastato poco tempo per rendermi conto di essere proprio il più capra della classe, ahimè!

A parte il duro impegno richiesto e la lingua difficilissima, le prime difficoltà sono state senza dubbio climatiche: Agosto ad Hong Kong è un inferno caldissimo ed umidissimo. Va anche detto però che l’aria condizionata qui è tenuta sempre e costantemente accesa. AL MASSIMO. Risultato? Una tosse infernale per tutto il mio primo mese. Il classico primo mese dell’expat ad Hong Kong!

L’altra difficoltà grossa è, appunto, la lingua.  È vero, il Mandarino non serve nella vita di tutti i giorni (ed infatti ad oggi ho dimenticato tutto purtroppo) e con l’Inglese ci si riesce ad arrangiare. Però prendere un taxi od ordinare da mangiare alle volte può rivelarsi un’impresa se non si conosce la loro lingua madre.

Per il resto l’impatto è stato grandioso; l’MBA è letteralmente volato: con tutto quello che avevamo da fare (tra lezioni, workshop, ricerca di una internship) sarebbero servite giornate di 48 ore. Posso assicurarvi che, per me, è stata un’esperienza incredibile. La città, poi, mi ha stregato e non ho mai rimpianto Londra, neanche per un momento. Ad oggi sono 19 mesi che sono qui e... Non ho nessuna intenzione di tornare!

Stefano

PS: thanks to my friend Kevin Xu for the amazing panoramic picture on top!

 

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