I love London


Londra è la mia citta da 4 anni. Qui mi sono sempre sentita a casa, perfettamente ambientata (ed orientata!) nonostante si scopra qualcosa di nuovo, che sia un teatro, un ristorante od uno scorcio panoramico, ogni giorno. La città è sempre in movimento e cambia a ritmo incessante. Qui non conta il tuo livello di inglese o quali siano le tue origini. Tutti hanno l’opportunità di integrarsi e crescere. Basti pensare che il sindaco di Londra è un Londoner di terza generazione, figlio di un autista di bus pakistano.

Uno dei motivi per cui ho lasciato l’Italia era proprio la voglia di esperienze nuove, sia a livello lavorativo che di lifestyle. Di certo Londra non mi ha delusa, anzi. Qui ho potuto combinare la carriera clinica con quella accademica; lavorando per un’azienda ospedaliera pubblica, ma senza rinunciare alla ricerca scientifica.

Da ostetrica è stato un bel salto: in UK la natalità è in crescita e solo nel mio ospedale nascono 7000 bambini all’anno, circa 130 a settimana! Quindi l’esperienza clinica si accumula molto piu’ velocemente rispetto ai ritmi italiani.

Ho la fortuna di lavorare in un ‘caseload team’. Siamo un piccolo team di 6 ostetriche basate in un CAP di Londra. Seguiamo le donne per tutta la gravidanza, siamo poi reperibili per il loro parto - ovunque esso sia: ospedale, casa-parto, domicilio (dalla villa, all’appartamento al 12’ piano, all’houseboat! - Si e’ successo anche quello!), e per un mese dopo la nascita del pargolo. Essere in team permette di dividere le reperibilità (e quindi di poter andare in vacanza o ad un concerto) ma allo stesso tempo consente continuità dell’assistenza per le donne. Si creano rapporti speciali e duraturi nel tempo. Infatti frequento molte delle famiglie, che ho dimesso, con cui ho instaurato rapporti di amicizia.

Essere impiegati da un’azienda ospedaliera qui differisce molto dall’equivalente italiano. Non solo per gli stipendi, ma per le possibilità di formazione. Qui sono garantite delle giornate studio retribuite, e in alcuni casi il costo di master universitari o specializzazioni varie e’ coperto dall’ospedale (una sorta di investimento nello staff).

L’unica lungaggine burocratica,con cui sono stata costretta a confrontarmi, è stata la registrazione all’albo delle ostetriche (NMC). È un processo lungo e snervante, per le varie traduzioni richieste e per i tempi d’attesa. L’unico consiglio è di iniziare il prima possibile, assolutamente prima del trasferimento in UK.

Per il resto la burocrazia inglese è più snella di quella italiana ed include il concetto di "referenze" (richieste per affittare casa, lavorare e studiare in università) che a noi non è   assolutamente familiare, ma che in fin dei conti è abbastanza semplice da capire. A breve i documenti per Brexit si aggiungeranno al mix, ma al momento non sono richiesti, e sono certa ci sarà un sistema ‘sistematico’ come per tutto il resto.

Alla fatidica domanda dei connazionali “torni?”, la risposta per il momento è NO! Non sono mai stata entusiasta di una città così come di Londra. Ho incontrato persone fantastiche, non solo Inglesi, ma letteralmente da ogni sperduto angolo del globo. Ho la fortuna di fare il lavoro che amo con potenziale infinito di crescita. E viaggiare da qui è facilissimo!

Quindi alla risposta aggiungerei… “Quando venite voi?

Lia

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