The streets of London


 

Mi chiamo Filippo e sono un ragazzo pavese che ha studiato Matematica all’Università di Pavia. Ho sempre saputo che mi sarebbe piaciuto applicare le mie conoscenze alla finanza e quindi, durante gli ultimi anni di università, molto banalmente mi sono chiesto: con una laurea in Matematica in tasca, ho quello che serve a lavorare nei mercati finanziari? Risposta (mia): no.

Per questo, un po’ incoscientemente, sono andato a fare un master in finanza matematica alla London School of Economics con l’idea di restare un anno o due e poi rientrare. Dopo quasi 9 anni sono ancora in UK: infatti, la fine di quel master (Luglio 2009) coincideva con un periodo pessimo per trovare lavoro a causa del credit crunch. Ho fatto domande in Italia, ma non mi ha mai risposto nessuno. Quindi ho deciso di accettare la proposta di un mio professore alla LSE per iniziare un dottorato di ricerca. Dopo poco sono riuscito a trovare un internship in una grossa banca d’investimento e non ho concluso il PhD ma mi sono fermato al MPhil, perché la stessa banca mi ha poi assunto come “permanent”.

Al momento faccio esattamente il lavoro per cui ho studiato: sono un front office quant in equity derivatives. Tradotto: mi occupo dei modelli matematici per prodotti finanziari complicati. L’ambiente di lavoro è competitivo, meritocratico e formativo. C’è possibilità di crescita, vengono date responsabilità ai junior, spesso sono circondato da ottimi professionisti da cui posso solo imparare e ci si muove facilmente tra banche. Il lavoro è intenso ma non mi sento di dire stressante: sono 10 ore al giorno e per sua natura c’è sempre spazio per riflettere approfonditamente su ciò che si fa, visto che spesso si ha a che fare con cose complesse.

Essendo approdato a Londra come studente, il mio iter burocratico è stato abbastanza snello. Infatti, ho avuto un periodo iniziale in cui sono riuscito a capire come funzionavano le cose senza avere troppa fretta. Aprire un conto in banca, prendere il National insurance number, etc. sono cose molto facili che richiedono davvero poco tempo. La lingua e l’affitto, però, non sono stati altrettanto semplici.

Credevo di essere abbastanza bravo con l’Inglese prima di partire, ma una volta arrivato a Londra c’erano momenti in cui non capivo nulla di quel che mi veniva detto, prevalentemente per via dell’accento. Vivere in un collegio della LSE con zero italiani e studiare materie scientifiche, però, ha aiutato.

L’affitto è un’altra cosa che mi ha sorpreso: quando ho affittato una casa, mi è sempre stato chiesto uno stipendio annuo minimo, tre mesi di busta paga e un garante. Diciamo che non sono le cose più semplici da recuperare per uno studente che non conosce nessuno a Londra.

Ma chi sta leggendo probabilmente sa già tutte queste cose da altri post di ItalyGoes2 o da amici che vivono qui a Londra. Infatti, la città conta un altissimo numero di Italiani. Molti di più di quando sono arrivato 9 anni fa: ora dovunque vai trovi nostri connazionali che fanno lavori di tutti i tipi. Medici, architetti, camerieri, cuochi, … Negli anni l’offerta del cibo è migliorata molto: “a Londra si mangia solo male” è sicuramente un finto mito. La varietà e la qualità dell’offerta è pazzesca. E per i più nostalgici (come me) è pieno di ristoranti e pizzerie italiani dove si parla una sola lingua.

La vita culturale è molto intensa. Ho visto un’infinità di concerti, mostre, opere, balletti, eventi: si fa abbastanza fatica a star dietro a tutto. Da questo punto di vista credo di essermi abituato bene e quando mi trasferirò in una città più piccola sarà dura.

Detto questo, ci sono alcuni aspetti negativi. Londra è enorme, soprattutto per uno che era abituato raggiungere ogni posto a piedi o in bici. Se hai un amico che sta dall’altra parte della città, la cosa più probabile è che nel lungo periodo non lo vedi più, perché magari sta a un’ora di metropolitana (si, sempre nella stessa città). Poi ogni cosa interessante è sempre sold out: ci sono talmente tante persone che, se non ci si organizza con larghissimo anticipo a fare qualsiasi cosa, non ce la si fa.

Altra nota dolente: i costi. Londra è davvero molto cara per tutto. Si viene pagati bene ma spendere l’equivalente di 10 euro per una margherita fa arrabbiare chiunque. Poi però il pizzaiolo si chiama Dario, è di Napoli e ci facciamo sempre due chiacchiere…

Integrarsi a Londra è strano. Innanzitutto perché molte persone sono qua per poco e quindi è difficile stringere rapporti profondi. Poi, come tutte le grandi città, la gente tende a pensare molto a sé e ad aprirsi poco. Io ho avuto un percorso simile a molti altri: inizialmente mi piaceva moltissimo sapere di mille culture diverse dalla mia, ma negli anni sono finito a frequentare per lo più la mia cricca di italiani con poche eccezioni. Ho notato che questo avviene anche per altre nazionalità e forse è naturale.

Il problema di questa città per me è che resta un posto abbastanza complicato, in cui ad esempio crescere un figlio è costoso e richiede molte energie. Quindi probabilmente non mi vedo qui nel lungo periodo, infatti mia moglie (sarda) ed io pensiamo spesso alla nostra "exit strategy", ma devo ammettere che Londra mi ha dato tantissimo.

Ad una persona che ha un percorso simile al mio consiglio di fare lo stesso e trasferirsi qui, ma è anche vero che il lavoro di quant è ben sviluppato in posti come Londra, New York o Hong Kong, ma se poi si vuole tornare in Italia non è così semplice. Quindi dipende molto dalle priorità di ognuno.

In conclusione, posso dire che stiamo bene a Londra dopo 9 anni. Bisogna solo essere in grado di cambiare alcune abitudini, radicate in noi cresciuti in Italia e abbracciare tante culture diverse dalla nostra. Ma credo che questo valga per qualsiasi expat.

Ora però vado a bookare il prossimo volo per Linate…

Filippo

PS: un ringraziamento speciale alla nostra amica Lara per la foto in copertina all'articolo! (ndr)

Share it!

EnglishItalian

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *